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Pakistan, talebani rivendicano attentato

E’ quello alla moschea di Rawalpindi

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In Pakistan il 19 febbraio, a ventiquattr’ore dal sanguinoso attentato kamikaze davanti ad una moschea sciita di Rawalpindi, che ha causato tre morti e il ferimento di una decina di persone, arriva la firma rivendicativa dell’attacco. A progettarlo e a metterlo in atto sono stati talebani di Jundullah, una fazione sunnita degli studenti seminaristi islamici pachistani, riuniti, com’è noto, nel movimento Tehrek-e-Taliban Pakistan (Ttp).
L’attentatore suicida, che, secondo i piani stabiliti doveva farsi esplodere dentro l’edificio di culto, per qualche contrattempo sopravvenuto all’ultimo momento non è riuscito ad accedervi, ragion per cui si è “sacrificato” di fronte al suo ingresso: di conseguenza, anche le vittime della sua azione dovevano trovarsi a transitare o a stazionare all’esterno di esso.
Nella rivendicazione è contenuta anche la motivazione alla base dell’attacco: si tratta, per l’ennesima volta, di un’azione di ritorsione per le sofferenze che l’esercito di Islamabad, con l’appoggio americano (i droni), infligge ai talebani e alle loro famiglie nel Waziristan, la regione quartier generale di Tehrek-e-Taliban. Qui, in effetti, le operazioni contro i seguaci del Mullah Omar sono in corso dal 2002, cioè da subito dopo la fine della campagna anti-talebana della NATO in Afghanistan: molti dei fondamentalisti che avevano combattuto nel vicino Paese dell’oppio  in difesa del loro regime, dopo la sconfitta, erano riparati nel Waziristan, dove diedero dando vita nel 2007 al movimento pakistano talebano. Esso ha incattivito la sua lotta contro governativi e americani dopo che, nel 2009, ha ucciso Baitullah Mehsud, fondatore e primo leader di Tehrek-e-Taliban. Non è la prima volta che una moschea viene presa di mira a Rawalpindi: era già successo nel 2009 (si trattava di una moschea vicina ad una caserma dell’esercito), e nel 2012 (altra moschea sciita). In quelle due precedenti occasioni i bilanci delle vittime erano stati anche più cruenti.

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