Taiwan, ribellione carceraria finisce in tragedia

Il vice-ministro della Giustizia: addolorati per prigionieri suicidi

pubblicato il 13/02/2015 in Dal Mondo da Gianluca Vivacqua
Condividi su:
Gianluca Vivacqua
Kaohsiung sulla cartina di Taiwan

Non si può certo dire che fossero kamikaze. Ma dopo aver impegnato la polizia in un assedio durato ben quattordici ore, sei detenuti protagonisti di un’insurrezione all’interno del carcere di Kaohsiung, nel sud di Taiwan (si tratta della città più grande dell’isola, dopo la capitale Taipei) hanno deciso di fare un "harakiri" di gruppo. 
Disperavano del successo della loro evasione? Sapevano già che sarebbero stati soccombenti in uno scontro a fuoco con le forze dell’ordine? E pensare che a far paura c’erano riusciti e non poco: dopo aver sequestrato il capo dei carcerieri, erano riusciti addirittura a mettere le mani sul direttore del carcere. Chi avrebbe potuto fermarli? Qualunque cosa desiderassero, con un ostaggio di quel calibro l’avrebbero ottenuta.
Eppure, secondo Bloomberg News, che ha dato visibilità alla notizia l’11 febbraio riportando fonti di Taipei,  quel manipolo di aspiranti all’evasione non ha pensato niente di meglio che una bottiglia di liquore di sorgo in cambio della libertà della guardia carceraria. Il direttore poi, l’asso nella manica che probabilmente, con un po’ di determinazione in più, avrebbero potuto giocarsi fino in fondo, è stato liberato dopo la promessa dell’invio di due auto per facilitare la loro fuga. Fuori dalla struttura detentiva però, invece che due veicoli per la libertà hanno trovato una squadra in tenuta anti-sommossa pronta all’assalto. A quel punto, “traditi” e braccati, i sei uomini, costretti a  scontare pene detentive che, a seconda dei casi, andavano dai 25 anni all’ergastolo, non hanno trovato altra via d’uscita che farsi “martiri” con le proprie mani.  I poliziotti fuori dal carcere, già pronti ad una contro-resistenza violenta, al di là di ogni loro aspettativa, saputa la notizia, hanno invece dovuto arginare la propria commozione. Anche il vice-ministro della Giustizia Chen, riflette su una storia che è umana prima ancora che criminale: “Avevamo evitato di ordinare l’assalto alla prigione e di sicuro non ci auguravamo che i prigionieri insorti si uccidessero. Ci dispiace molto”.      

PARTECIPA AL GIORNALE

Sei già registrato?

Accedi con login e password