Le Pen: pena di morte necessaria

La leader dell’ultra-destra condanna Schengen

pubblicato il 22/01/2015 in Dal Mondo da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Marine Le Pen

Parla di “arsenale giuridico”. E già in quest’espressione si vede la sua idea della legislazione come di un terreno in cui combattere una guerra legalitaria. Guerra sanguinosa, s’intende. Per Marine Le Pen, presidente del Front National, tra le principali munizioni di questo arsenale, specie di questi tempi,non può mancare la “pena di morte”.
Farà certamente discutere la conferenza stampa di cui la leader dell’ultradestra francese è stata protagonista a Nanterre il 16 gennaio. Per alcuni aspetti, si è trattato di un vero e proprio discorso programmatico relativamente alle sue posizioni anti-europeiste e xenofobe. Costringere i predicatori islamici che operano in Francia a pronunciare i loro sermoni “in francese” anziché in arabo: è questa la proposta più morbida uscita dalla bocca della Le Pen nel corso del suo incontro con i giornalisti; per il resto è stata una vera raffica di mitra, o piuttosto un panzer. Oltre all’introduzione della pena capitale, che nei suoi pensieri, all’indomani dei fatti parigini, è riservata principalmente agli attentatori islamici, l’altro cavallo di battaglia della figlia di Jacques è la “sospensione immediata degli accordi di Schengen”. Ella definisce “un paradiso per i jihadisti” l’area omonima (cioè l’insieme dei ventidue stati Ue più quattro associati in cui è possibile la libera circolazione per i cittadini comunitari, muniti soltanto della carta d’identità, ma anche per quelli dei Paesi d’oltre-Atlantico, dell’Oceania e dell’Estremo Oriente, che possono usufruire di tre mesi di soggiorno senza visto; per quelli del resto del mondo, invece, il visto occorre immediatamente, ma soltanto quello). Il motivo è evidente: c’è un legame diretto “tra immigrazione e islamismo radicale”, e solo “la cecità”  non consente alle forze politiche moderate e progressiste di scorgerlo.

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