Iran, 25enne vuole guardare una partita di volley: per lei un anno di carcere

Una condanna che sta indignando il mondo

pubblicato il 04/11/2014 in Dal Mondo da Davide Zedda
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Davide Zedda

L'austero Iran islamico-sciita non vuole che le donne assistano alle partite assieme agli uomini. E lo ha sottolineato infliggendo un anno di reclusione a una giovane britannica di origine iraniana che, nel giugno scorso, aveva cercato di vedere un incontro della nazionale di pallavolo a Teheran. La condanna della 25enne Ghoncheh Ghavami, che sta indignando il mondo, è stata resa nota dai media iraniani che citano l'avvocato della ragazza. Il 20 giugno la giovane era stata fermata con altre attiviste per i diritti femminili mentre cercavano di entrare a una partita di World League, Iran-Italia, malgrado il divieto imposto dalla rigida morale sciita. Rilasciata nell'arco di alcune ore, Ghoncheh era stata arrestata di nuovo dopo qualche giorno quando era tornata in commissariato per riprendere effetti personali. A settembre fonti ufficiali avevano sostenuto che l'arresto era dovuto a motivi di sicurezza non legati alla partita. Secondo il suo legale, che non esclude una concessione della condizionale visto che Ghoncheh è incensurata, il processo però è stato celebrato per "propaganda contro il governo" (la ragazza quindi rischiava diversi anni di reclusione). Amnesty International, in un comunicato, ha definito "mostruosa" la sentenza. In attesa del processo, la giovane ha passato 126 giorni nel famigerato carcere di Evin, alla periferia nord-ovest di Teheran, dove è stata rinchiusa nonostante abbia il passaporto britannico oltre a quello iraniano e sia laureata in legge alla University of London: l'Iran non riconosce la doppia cittadinanza. Il Foreign office, attraverso un portavoce, ha espresso preoccupazione per le notizie sulla condanna. Il caso era stato evocato dal primo ministro britannico David Cameron nell'incontro avuto a settembre con il presidente iraniano Hassan Rohani a margine dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Cameron aveva sottolineato che il caso avrebbe potuto nuocere all'immagine dell'Iran in Gran Bretagna proprio mentre i due Paesi stanno riallacciando i rapporti, tagliati nel 2011 con l'assalto all'ambasciata britannica a Teheran. La sentenza comunque evidenzia come, per il chiaro prevalere di forze conservatrici, sia rimasta solo una promessa quella fatta da Rohani di consentire la presenza femminile sugli spalti dei grandi eventi sportivi. Dall'inizio della rivoluzione khomeinista, nel 1979, alle donne iraniane è vietato andare allo stadio per le partite di calcio e da due anni il divieto è esteso alla pallavolo maschile, sport molto seguito visto il livello della nazionale iraniana. Ufficialmente, la proibizione è giustificata con l'intento di proteggere le donne dalle oscenità verbali cui si abbandonerebbero gli uomini sugli spalti. Proprio a giugno il capo della polizia, generale Esmail Ahmadi Moghaddam, aveva ricordato che la promiscuità allo stadio "non è ancora nell'interesse pubblico".

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