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Usa, figlio vicepresidente espulso dalla Marina

Faceva uso di cocaina

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Un coca-gate arriva a scuotere l’amministrazione Obama? Di sicuro c’è questo, che la vicenda che mette in profondo imbarazzo il vicepresidente Usa, Joe Biden, non è notizia degli ultimi giorni né delle ultime settimane né dell’inizio dell’anno, ma risale addirittura alla seconda metà dell’anno scorso. E per tutto questo tempo, tra Isis, ebola, crisi ucraina, rivolgimenti libici e rivolte interrazziali in Missouri, era stata sapientemente tenuta nascosta. 
Il figlio più giovane di Biden, Hunter, il secondogenito, che di professione fa l’avvocato, nel giugno del 2013 è stato cacciato dalla Marina, in cui era appena diventato ufficiale, dopo essere risultato positivo ai test sull’uso di cocaina. Dopo più di un anno di silenzio il 16 ottobre una fonte anonima ha spifferato tutto al Wall Street Journal.
Un maledetto vizio personale ha privato il giovane Biden di un traguardo ambito, e per il cui raggiungimento essere “figlio di papà” lo aveva aiutato non poco. A maggio del 2013, infatti, grazie ad uno speciale corso full immersion di due settimane destinato ai civili senza alcuna esperienza di servizio pregressa, Biden III era stato nominato ufficiale della US Naval Reserve, nonostante avesse superato i limiti di età per poterlo diventare (Hunter appartiene alla classe 1970, dunque aveva abbondantemente superato la quarantina quando si iscrisse al corso), e malgrado si sapesse dei suoi passati problemi con l’uso di droghe. Un mese dopo la recidività gli è stata fatale. 
“Mi dispiace profondamente e sono addolorato per il fatto che le mie azioni abbiano portato a questo”, ha dichiarato Biden III attraverso il suo legale. “È stato un onore per me servire la Marina, e rispetto la sua decisione”. In realtà, poco più che una parentesi blu tra una pratica societaria e un’altra. Come avvocato, infatti, Hunter vanta uno stato di servizio già molto consolidato in giro per i consigli di amministrazione di varie società. L’ultima in ordine di tempo, la Burisma Holdings, la più grande azienda privata di produzione del gas in Ucraina, nel cui board è entrato a far parte nell’aprile di quest’anno.  

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