Ilham Tohti: il nome di questo economista uighuro, nato nel 1969, salì alla ribalta per la prima volta nel 2006, quando sulla rete comparve un sito, gestito da lui, che pubblicava articoli sulla questione uigura: denunziava le politiche repressive delle autorità cinesi nei confronti della sua minoranza. Da allora il professore è diventato un sorvegliato speciale della polizia: messo dietro le sbarre una prima volta, nel luglio del 2009, fu rilasciato il mese successivo. per il diretto interessamento dell’amministrazione Obama, appena entrata in carica (ma non mancò una mobilitazione di molta parte dell’intellighenzia liberale).
Dall’inizio dell’anno corrente Tohti si trova nuovamente in carcere. Questo gli ha impedito di ricevere personalmente il premio che nel frattempo, ad aprile, gli è stato conferito: il Barbara Goldsmith Freedom to Write award, un riconoscimento dato agli scrittori perseguitati, in tutto il mondo, per il loro libero pensiero. Detenuto in attesa di giudizio, giudizio che è arrivato implacabile il 23 settembre. Il tribunale di Urumqi lo ha condannato all’ergastolo con l’accusa di separatismo: e pensare che Tohti, tra i fautori della causa uigura è uno dei più moderati, ed ha sempre propugnato un accordo tra Pechino e la sua etnia. La notizia della condanna è stata diffusa nelle prime ore del mattino da familiari e amici del docente, tra cui la scrittrice tibetana Tsering Woeser. L’avvocato dell’uomo, Li Fangping, ha riferito che le sue uniche parole, dopo la lettura della sentenza da parte del giudice, sono state queste: “Non accetto una tale sentenza”.
Gli uiguri costituiscono la minoranza islamica e turcofona della Cina; abitano nello Xinjiang e, in parte, anche nello Hunan (nord-est del Paese). Nello Xinjiang soffrono da sempre la difficile convivenza con gli Han, etnia di origine e lingua cinese che è però minoritaria nella regione. Il governo di Pechino ha sempre osteggiato le volontà indipendentistiche uigure, che nondimeno sono sempre state espresse a livello politico e mai di lotta armata. Tuttavia, d’altra parte, il sentimento separatista uiguro è sostenuto, per solidarietà etnica, da gruppi combattenti del Turkestan, e questa circostanza, unita anche al crescere dell’allarme terrorismo su scala mondiale, è servita più volte come pretesto alla Cina per intervenire nello Xinjiang con mano pesante. Negli ultimi tempi la situazione si è ulteriormente aggravata, con i tentativi di vera e propria rimozione della cultura degli uiguri da parte delle autorità cinesi, a tutto vantaggio degli Han.

