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Medioriente, esercito Israele uccide presunti assassini di tre ebrei

Il delitto all’origine dell’ultima campagna israeliana nella Striscia

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Israele afferma di aver vendicato “alla radice” la morte dei tre ragazzi ebrei uccisi lo scorso 12 giugno ad Hebron: la notte del 23 settembre Amer Abu Aisha e Marwan Qawame (o Qawasmeh), i presunti colpevoli dell’assassinio, sono stati assicurati alla giustizia ultraterrena dall’esercito nel corso di uno scontro a fuoco: sempre lì, nella fatale Hebron, dove abitavano.
Fu proprio per non lasciare impunita l’orrenda fine di quei suoi giovani che Israele decise di lanciare, l’8 luglio scorso, l’ultima grande offensiva aerea contro la Striscia di Gaza, quella che si protrasse fino alla seconda metà del mese con il nome di “Operazione Margine di Protezione”.
Non erano certo pezzi da novanta dell’estremismo palestinese, il barbiere Qawasmeh e il fabbro Aisha: nelle file delle brigate Ezzedin al-Qassam, in cui militavano anche per via degli stretti legami delle loro famiglie di provenienza con Hamas, erano considerati tutt’al più alla stregua di “sicari”. Non sembra che l’azione – più propriamente criminale che terroristica -  che avrebbe procurato loro l’attenzione vindice di Israele fosse stata concertata con i vertici della loro milizia: rapire, seviziare e alla fine uccidere Eyal Yifrah, diciannovenne, Gilad Shaar, sedicenne, e Naftali Fraenkel, anch’egli sedicenne, fu un “atto di zelo” progettato e portato a compimento dai due sodali in assoluta autonomia.
“Il terrorismo non paga, non paga rapire israeliani, i colpevoli verranno presi sempre”, ha affermato il portavoce dell’esercito con la stella di David, Peter Lerner, annunciando l’eliminazione della coppia di ricercati.

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