Colpo di Stato in Lesotho

Oscurate radio e linee telefoniche

pubblicato il 05/09/2014 in Dal Mondo da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Lesotho

Quella del 30 agosto è stata un’alba di rivoluzione, un’altra, per gli abitanti del regno del Lesotho, il più piccolo stato africano, praticamente un’enclave nel territorio del Sudafrica. L’esercito ha preso il potere, dopo aver occupato il comando centrale della Polizia nella capitale, interrotto le comunicazioni telefoniche e messo a tacere le radio.
Il primo ministro Thomas Thabane è riparato in Sudafrica. Proprio Thabane sembra essere all’origine della sollevazione dei militari: lo scorso giugno aveva sospeso il Parlamento e rimosso il comandante delle Forze Armate. Conseguenza delle sue decisioni è stato il rafforzamento dell’asse tra esercito e vice-ministro Mothetjoa Mesing, oppositore di Thabane e aspirante alla guida del governo. Non è un caso che il primo atto dei soldati golpisti sia stato occupare il quartier generale della Polizia: diversamente dai militari regolari, le forze dell’ordine sono invece fedeli a Thabane.
Dominio britannico fino al 1966, il Lesotho post-coloniale, culla dell’African National Congress di Mandela, ha assistito più volte a rivolgimenti politici messi in opera dall’esercito: in almeno tre casi, anzi, la stessa monarchia fu messa a rischio da manovre golpiste. Questo accadde due volte ai tempi del primo re, Moshoeshoe II, che fu deposto per un breve periodo nel 1970 e quindi costretto all’esilio nel 1990,  per poi essere restaurato sul trono nel 1995; e si è ripetuto durante il regno dell’attuale monarca, figlio del precedente, Letsie III. Questi fu “sospeso” nel 1995 per far posto al genitore.

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