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Liberia: quartiere Monrovia non più in quarantena

Lo annuncia la radio pubblica

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A partire dalle 6.00 (ora locale liberiana) del 30 agosto è venuto ufficialmente a decadere lo stato di quarantena a West Point: non stiamo parlando della celebre accademia militare statunitense ma di un quartiere di Monrovia, dove quella misura era stata adottata, il 20 agosto scorso, a causa del rapidissimo diffondersi dell’ebola.
West Point, sobborgo miserabile di una metropoli nel cuore di uno dei Paesi più martoriati dal virus, era balzato improvvisamente all’attenzione internazionale un giorno prima che venisse interessato dalla decisione delle autorità sanitarie. Il 19 agosto, infatti, i giornali avevano parlato di sedici malati di ebola scappati dal reparto di sorveglianza speciale dell’ospedale, e in seguito recuperati e ricondotti nei loro letti. Alcune fonti avevano ricollegato quella fuga ad un assalto di una gang di banditi. L’isolamento della banlieue, nonostante l’emergenza oggettiva, non era stato accettata di buon grado dai suoi abitanti, trovatisi, in pratica, ad essere “sequestrati in casa”. La cronaca dei giorni immediatamente successivi all’entrata in vigore della quarantena ha parlato di scontri ripetuti tra forze dell’ordine e residenti, e di una tentata aggressione ad un rappresentante del governo e alla sua famiglia mentre, scortati dalle forze dell’ordine, stavano uscendo dal quartiere. Non è mancato neppure il morto: Shakie Kamara, un ragazzo di quindici anni, è stato ucciso dalla polizia proprio mentre cercava di “evadere” da West Point.

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