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Medioriente: Israele decapita l’intelligence di Hamas

Giustizia è stata fatta dei missili del 2012

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Era la seconda metà di novembre del 2012: nella Striscia di Gaza imperversava l’ennesima operazione israeliana anti-Hamas, “Pilastro di difesa”. Il conto dei morti tra i palestinesi, come sempre in gran parte civili, si faceva ogni giorno più salato, e Hamas (più precisamente il suo braccio armato, le Brigate Ezzedin al Qassam) alla ferocia rispondeva con altrettanta ferocia: facendo piovere su Israele morte, distruzione, ma soprattutto panico, con i suoi missili a lunga gittata, quelli per la cui costruzione l’Iran di Ahmadinejad si vantava di aver offerto assistenza tecnica. In quei giorni Israele pianse Boris Yarmulnik, ventottenne ufficiale dell’esercito, non poté evitare che in cielo si disintegrasse la vita di alcuni suoi giovani e valorosi figli a bordo di un caccia abbattuto e, soprattutto, subì l’onta di vedere Gerusalemme, per la prima volta, tenuta sotto tiro dai razzi degli odiati frontalieri. Neppure Saddam Hussein c’era riuscito: seriamente minacciata fu addirittura la sede della Knesset. 
Due anni dopo, lo scenario non è cambiato. Tutt’altro. Passano gli anni, passano i decenni, e il numero dei motivi di odio reciproco tra israeliani e palestinesi aumenta. Intendiamoci: il divario tra i danni che può creare la potenza distruttiva ebraica e quelli provocabili dalle bande di terroristi e/o combattenti palestinesi, per quanto organizzati ed equipaggiati, resta incolmabile. Nel confronto con Israele, è sempre la popolazione palestinese ad uscire con la testa più rotta. Ma, per poche o molte che siano state le perdite in uno dei conflitti periodici con la minoranza araba, gli israeliani sono sempre pronti a giurare vendetta in modo implacabile, sistematico, andando fino in fondo, alla radice: in fondo è l’eterno complesso di superiorità del “popolo eletto”, pronto a colpire cento dei nemici per far pagare loro la perdita di anche uno  dei suoi. Di quei missili del 2012 (ne furono sparati più di 150) oggi Israele è riuscita a vendicarsi. Tra i venti obiettivi indicati nel bollettino odierno come quelli centrati c’è anche Danyal Mansur, ossia l’uomo che in quell’autunno diresse l’attacco missilistico, in qualità di capo del servizio segreto di Hamas. Lo Shin Bet, cioè l’omologo israeliano dell’organismo diretto da Mansur, aggiunge che l’uomo era anche comandante militare del distretto nord di Gaza.     

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