Miliziani jihadisti sunniti dell'Isil, stasto islamico dell'Iraq e della grande Siria marciano su Bagdad, puntando sugli impianti petroliferi che le grandi compagnie come le British Petroleum o la Exxon Mobil o la PetroChina stanno abbandonando, rispedendo in patria tutti o in parte i loro dipendenti.
All'orrore si agginge altro orrore. Spuntano foto di esecuzioni di massa, come quelle dei 1.700 soldati sciiti iracheni, trucidati domenica scorsa dai ribelli oppure quelle dei bambini soldato, arruolati e armati in fretta nei territori occupati.
La caduta di Mosoul, la seconda città del paese e di gran parte delle regioni del nord, ha provocato un fuggifuggi biblico di quasi mezzo milione di cittadini. Un popolo allo sbando in fuga dalle raffiche dei kalashnikov. E, di minuto in minuto, la situazione evolve, purtroppo in peggio. T
Tutti sono convinti che se gli islamisti entreranno in Bagdad, il bagno di sangue non risparmierà messuno.
Ma il primo ministro, Nuori al Maliki, con cauto ottimismo, assicura che fronteggerà il terrorismo e smaltellerà il complotto, sostenendo che le forze di sicurezza irachene, indebolite dalla dura offensiva delle milizie jiahdiste, hanno subito una battuta d'arresto, ma non una sconfitta. E intanto supplica gli Stati Uniti di intervenire con massicci bombardamenti aerei. ma questi si limitano ad ambire una fattiva e improbabile collaborazione con l'Iran nel difficile compito di riappacificare tutta la regione. Più preoccupati sembrano invece le autorita religiose sciite che, per voce di un suo alto esponente, hanno invitato tutti gli iracheni a impugnare le armi contro i terroristi per difendere la patria e i suoi luoghi sacri. E all'appello accorrono non solo gli sciiti, ma anche i sunniti di Bagdad.
Al Congresso americano, intanto, aumentano gli interventisti che spingono un ondivago Obama a impegnarsi almeno con dei raid aerei. Anche i veterani americani, che in Iraq hanno perduto quasi cinquemila commilitoni, non mancano di fare sentire le loro voci a favore di un intervento contro l'Isil che ora è diventato una temibile macchina da guerra.
Un affollato esercito transnazionale carico di armi pesanti e tank, razziati negli arsenali siriani, iracheni e in quelli quasi incustoditi lasciati dagli americani. E come se ciò non bastasse, quasi una ciliegina sulla torta, sembra che abbiano messo le man isu alcuni depositi di armi chimiche siriane.
Le prossime settimane, se non addirittura i prossimi giorni, saranno decisivi per la sorte della mitica ed affascinante Bagdad

