"Udu Lwatankom": la canzone che denuncia l'uso dei bambini soldato arruolati dal gruppo Polisario in Algeria

Polisario è creato, armato e sostenuto dall’Algeria per motivi egemonici in Nord Africa e per destabilizzare il Marocco.

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 07/02/2021 in Dal Mondo da Belkassem Yassine
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Belkassem Yassine
Carta del bimbo Soldato nel mondo

La nuova canzone, "Udu Lwatankom" del famoso cantante Jbara e del musicista/youtuber Mohamed Ayouch, lancia un forte messaggio e chiede il ritorno in patria dei compatrioti che il gruppo Polisario ha sequestrato contro la loro volontà in Algeria.

Proprio nel sud del Marocco, nella provincia di Assa-Zag, Jbara e Ayouch girato il video della canzone Udu Lwatankom (Tornate nella vostra patria). 

Perché è stato scelto questo luogo? 

Perché proprio nella provincia marocchina Assa-Zag, e precisamente a Mahbes, si svolgerebbe una guerra fittizia inventata dai separatisti del gruppo Polisario e la Tv algerina con immagini false riciclate anche in Italia da persone e siti inaffidabili.

Si tratta quindi, grazie alla musica, di ristabilire diverse verità per contrastare la propaganda condotta dall'Algeria e il suo Polisario su diversi fronti: attraverso le fake news, e di denunciare l’arruolamento dei bambini. 

I bambini soldato delle milizie in Algeria, un crimine ancora non punito, anche se l'Onu è chiarissima sui diritti dell’infanzia. Purtroppo il bambino nei campi vive tra l’uso algerino e l’oppressione delle milizie armate del gruppo Polisario creato, armato e sostenuto dall’Algeria per motivi egemonici in Nord Africa e per destabilizzare il Marocco.

Il filmato realizzato da Youssef Kamili racconta il percorso attraverso il deserto di un bambino soldato, arruolato dal gruppo Polisario, che fugge dal luogo in cui era detenuto fino ad oggi. Prende una lunga strada attraverso il Sahara marocchino per ricercare una vita migliore. Incontra un gruppo di musicisti marocchini che viaggiano, liberi, attraverso il loro paese. Con loro, il bambino Soldato scopre la bellezza dei paesaggi di questo paese, che è anche il suo, di cui è stato privato dal Polisario, nonché la magia della musica, che non ne ha assaggiato alcuna gioia dell’infanzia e avendo avuto solo armi da fuoco per i giocattoli in Algeria. 

Per Youssef Kamili, nato da una madre saharawi, questo argomento lo rimanda alla sua storia familiare e alle sue sofferenze. Solo negli anni '80, infatti, venne a conoscenza di una parte della sua famiglia, che tornò alla patria dopo essere stata sequestrata con la forza a Tindouf. 

"Ho visto i membri della mia famiglia per la prima volta e ho sentito le storie della loro detenzione, le torture che hanno subito, tutte le violenze di cui sono stati oggetto", spiega dolorosamente. Quindi, quando Youssef Kamili sente parlare del gruppo Polisario si ribella e dice: "Conosco bene questa mafia, nella sua verità e nelle sue atrocità".

Filmare un bambino soldato rappresenta un dovere, in un momento in cui i video di arruolamento di bambini nei campi del Polisario è anche strumento di propaganda, ignorando le leggi internazionali di protezione dell’infanzia. "Quando vedo i video di questi bambini soldato, penso che alcuni di loro potrebbero essere parte della mia famiglia", denuncia il regista. 

Le parole scritte da Mohamed Ayouch chiedono invece il ritorno al paese. L’artista di musica hassania, originario di Guelmim e residente in Germania dal 2008, rivolge in questa canzone un vibrante appello ai compatrioti trattenuti contro la loro volontà nei campi di Tindouf.

"Torna nel paese ... la terra del Marocco, tuo padre te l'ha lasciata ... liberati, libera la tua mente ... Non voglio vederti prigioniero... La terra di tua madre ti aspetta", canta così accompagnato da Jbara che introduce la lingua spagnola in questa canzone patriottica (il Sahara Marocchino era occupato dalla Spagna fino al 1975).

Canzone 

 

 

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