Morto Mario Soares, storico presidente del Portogallo libero

Figura di spicco dell'opposizione al regime di Salazar e della Rivoluzione dei Garofani, era in coma dallo scorso Natale

pubblicato il 07/01/2017 in Dal Mondo da Federico Garcia
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Federico Garcia
Mario Soares al rientro in Portogallo nel 1974

Mario Soares, storico presidente del Portogallo e figura di primo piano del movimento socialista internazionale, è morto oggi pomeriggio a Lisbona. 92 anni, l'ex politico era in coma irreversibile dallo scorso Natale.

Nato nel 1924 a Lisbona e figlio del politico repubblicano João Lopes Soares, si avvicinò molto presto alla militanza, aderendo al clandestino Partito Comunista Portoghese nel 1942 e partecipando alle attività di dissenso al regime conservatore di Antonio Salazar. In possesso di grandi doti intellettuali, conseguì una laurea in filosofia ed una in legge, che gli consentirono di coniugare l'attività di insegnante con quella di avvocato, anche in questo caso patrocinando i casi di altri sovversivi e dissidenti politici. Avvicinatosi alla socialdemocrazia durante gli anni Cinquanta, cercò di portare avanti una dialettica più moderata nei rari spazi concessi all'opposizione nel paese, fatto che non ne impedì i molteplici arresti, il confino sull'isola di São Tomé nel 1968 e l'esilio in Francia e Germania nel 1970.

Soares fondò all'estero il Partito Socialista portoghese nel 1973, un anno prima della Rivoluzione dei Garofani, che consentì il ritorno nel paese di tutti i leader democratici. Figura chiave nell'Assemblea costituente, divenne Primo ministro per la prima volta nel 1976, venendo successivamente reincaricato nel 1978 e nel 1983. Durante i suoi governi, il Portogallo lasciò le proprie colonie africane, consentendone l'indipendenza, ed aderì alla Comunità Economica Europea. Candidatosi per la prima volta alla presidenza della repubblica nel 1986, vinse il ballottaggio con uno scarto di pochi punti percentuali sul candidato di centrodestra Freitas do Amaral, mentre nel 1991 il suo secondo mandato quinquennale fu sancito da un plebiscito, con oltre il 70% degli elettori a pronunciarglisi favorevoli. Deputato europeo dal 1999 al 2004, tornò a sorpresa alla ribalta nel 2006, annunciando, ad 82 anni compiuti, una sua terza candidatura alla presidenza portoghese, che si rivelò tuttavia un disastro per il Partito Socialista, che raggiunse appena il terzo posto.

Negli ultimi anni della sua vita, Soares aveva cominciato a manifestare insofferenza nei confronti dello stato della socialdemocrazia europea, ridotta a suo avviso ad una stampella di comodo per le politiche di austerity che le istituzioni dell'Unione Europea ed i gruppi politici conservatori del Nordeuropa hanno portato avanti nei confronti dei cosiddetti PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna), stati comunitari con problemi di deficit e particolarmente afflitti dalla crisi finanziari globale del 2008-2009. In un'intervista concessa nel 2012 al programma Rai "Presadiretta", Soares aveva affermato "A me interessano le persone, non i mercati", incolpando la cancelliera tedesca Angela Merkel del fragile stato dell'economia del Portogallo e dichiarando di non riconoscere nelle attuali istituzioni continentali l'idea di Europa unita che egli aveva portato avanti nella sua vita politica.

In occasione della sua morte, il governo portoghese ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale a partire da oggi, riconoscendogli il valore di padre della nazione e di figura più importante del Portogallo democratico del XX secolo.

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