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Chernobyl, incubo radioattivo senza fine

A trent'anni dal disastro nucleare la vita interrotta delle zone contaminate

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L'incidente al reattore 4 della centrale nucleare di Chernobyl trent'anni fa ha segnato in modo indelebile l'Unione Sovietica e l'Europa. Non a caso in tanti, tra cui molti che vissero direttamente il dramma, sono convinti che il tragico avvenimento segnò la fine del regime socialista, iniziando a disgregarlo causa la deficienza degli apparati di stato di fronte alla catastrofe.

Oggi, alcune tra quelle che erano le repubbliche socialiste appartenenti all'Unione vivono ancora silenziosamente quel disastro, essendo state investite dal pulviscolo radioattivo portato dai venti. Terra, case, animali e persone che vivono a stretto contatto con una contaminazione mortale, la cui concentrazione determina la sua pericolosità e il suo tempo: La Bielorussia, come altre regioni confinanti con la zona della centrale, è stata colpita in modo non uniforme – racconta Valentina, tra i testimoni oculari della tragedia – la zona più colpita nel paese è quella della regione di Gomel, dove le persone sono state evacuate permanentemente, come è accaduto in altre zone colpite maggiormente dalla radioattività, mentre in altre la gente continua a vivere. Purtroppo anche se sono passati trent'anni la terra è rimasta radioattiva.

La contaminazione radioattiva nella regione bielorussa di Gomel (1986)

Con essa anche i suoi prodotti, che vengono commercializzati e consumati, tra il disinteresse dello stato e la mancata attenzione o rassegnazione popolare: sono circa cinque milioni le persone che vengono quotidianamente esposte agli isotopi radioattivi insieme alla fauna domestica e selvatica, che a causa dello spopolamento nelle zone contaminate si è diffusa esponenzialmente, spesso migrando poi dai territori contaminati fino a raggiungere altre zone europee.

Nel corso degli anni sono stati attuati progetti di aiuto alle popolazioni colpite, in special modo per bambini e ragazzi, bisognosi di una cura a base di iodio possibile solo sul mar Mediterraneo. Bambini come Valentina, che sono riusciti ad usufruire dell'ospitalità italiana: ancora oggi esistono per fortuna associazioni che si occupano dell'ospitalità per i bambini della Bielorussia – afferma – che con il passare degli anni continuano ad avere un buon rapporto con le famiglie ospitanti.

Un aiuto che ha visto e vede l'Italia in prima linea, nonostante la dissoluzione del ricordo, l'incalzare storico degli avvenimenti. Una nebbia del tempo che eppure è stata squarciata più volte, attraverso i media con libri, canzoni, film come anche videogiochi: tra gli appassionati – non pochi giovanissimi – ha riscosso successo la serie di S.T.A.L.K.E.R, ambientato nella zona proibita di Chernobyl.

Un impatto mediatico che continua a mantenere viva l'attenzione, per quanto proprio dove il disastro nucleare ha avuto maggior impatto l'indifferenza mitighi quest'azione: in Bielorussia c'è indifferenza sull'argomento – racconta ancora Valentina – ma è un bene che le nuove generazioni attraverso film, musica e videogiochi conoscano il disastro di Chernobyl: tutto è necessario per non dimenticare.

Il pericolo nucleare è presente, continua la sua mortale presenza e il ricordo fa sì che questo pericolo non sia dimenticato, né tanto meno sottovalutato.

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