“Angosciatissimi”.
Così Paola e Claudio, i genitori dello sfortunato Giulio Regeni, si sono definiti all’indomani dell’arresto di Ahmed Abdallah, deciso dalle autorità egiziane ed eseguito dalle Forze Speciali, come risulta ad Amnesty International, nelle prime ore del mattino del 25 aprile.
Abdallah, ingegnere trentaseienne e docente universitario, è imputato di “istigazione alla violenza finalizzata rovesciare il governo”, “adesione ad un gruppo terroristico” e “promozione del terrorismo”: in realtà era soltanto il capo della Commissione egiziana per i diritti e la libertà, un osservatorio organizzato come ong (organizzazione non governativa) che ha il compito preciso di documentare i casi di “sparizioni forzate” all’ombra delle Piramidi. E di collaborare, anche, con le principali organizzazioni internazionali per i diritti umani (Amnesty International in primis) oltre che con organi di stampa e privati (familiari dei desaparaecidos), nelle indagini su di essi.
Per quanto riguarda la vicenda Regeni in particolare, Abdallah aveva stretti contatti con il Corriere della Sera: per il quotidiano milanese aveva messo a disposizione la banca dati della sua Commissione sulle storie delle persone scomparse in Egitto negli ultimi otto mesi, Regeni compreso, naturalmente. Ma era anche diventato, e da tempo ormai, il consulente dei legali della famiglia del giovane ricercatore di Fiumicello (UD).
E gli assistiti dei suoi assistiti non escludono (anzi, sospettano fortemente) che l’arresto di Abdallah possa essere legato proprio al delicato, particolare ruolo che egli giocava nel post mortem regeniano. La loro paura maggiore è che sia stata una sorta di ritorsione, e difatti con chi li ha sentiti non hanno esitato ad usare la parola “vendetta”. Temono inoltre che l’uomo abbia subito torture non dissimili da quelle toccate a Giulio. Proprio per questo lanciano un appello affinché venga “liberato immediatamente”.
Ma il loro pensiero va anche alle altre 270 persone finite in manette nell’ultima maxi-restata repressiva ordinata dal governo: una retata che ha avuto inizio la notte di sabato 23 aprile e si è conclusa praticamente all’alba del lunedì successivo con il prelievo a domicilio di Abdallah.

