Giappone-Corea, regolata questione “donne di conforto”

Con un accordo risarcite vittime abusi

pubblicato il 03/01/2016 in Dal Mondo da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Il ministro degli Esteri giapponese Fumio Kishida

Conforto e risarcimento.

Giappone e Corea del Sud hanno raggiunto  il 28 dicembre scorso un accordo sull’ancor spinosa questione delle  cosiddette “ragazze di conforto” (in lingua nipponica ianfu), le circa 200.000 giovani, coreane e non solo (per alcuni studiosi sarebbero oltre 400.000), che, prima e dopo il Secondo conflitto mondiale, furono costrette a prostituirsi dai soldati nipponici per il loro sollazzo e godimento.

L’equivalente di 7,6 milioni di  euro (1 miliardo di yen) è in arrivo da Tokyo per risarcire le vittime, ha dichiarato il ministro degli Esteri giapponese Fumio Kishida. Che ha allegato anche "le più profonde scuse” a nome del suo governo per il danno a suo tempo causato a tante donne coreane.  Solo se il Giappone si assumerà le sue colpe storiche l’accordo potrà dirsi “definitivo e irreversibile”, ha sottolineato il ministro degli esteri sudcoreano Yun Byung-Se alla fine del colloquio che si è concluso con l’importante, epocale stretta di mano e si è svolto a Seul.     

Non erano solo coreane, come detto, ma anche thailandesi, vietnamite, indonesiane, taiwanesi, cinesi, malesiane: erotiche prede di guerra dai territori occupati nell’Asia estremorientale nel corso del conflitto 1941-45. Secondo le testimonianze di alcune di esse – testimonianze che hanno cominciato ad affiorare a partire dal 1989 –,   venivano prelevate dalle loro case e, in molti casi, ingannate con promesse di lavoro in fabbrica o in locali pubblici.

In realtà venivano segregate in veri e propri casini chiamati “case del comfort”, e costrette a fornire prestazioni amatorie. Alcuni studiosi giapponesi ritengono però che la maggior parte di quelle donne fossero “volontarie”, e quindi professioniste.

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