A 41 anni dal ritrovamento di Lucy Google la celebra con il doodle apposito

Il ritrovamento, avvenuto nel 1974 ha segnato uno dei momenti più importanti nella storia evolutiva

pubblicato il 24/11/2015 in Curiosità da Danilo Di Laudo
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Danilo Di Laudo

Sono passati 41 anni da una delle scoperte più importanti della storia riguardante l’evoluzione umana: il ritrovamento del corpo di Lucy, l’australopiteco più famoso del mondo, oggi celebrato anche da Google con un Doodle apposito.
 

LA STORIA - L’autore di questo straordinario ritrovamento fu l’antropologo Donald Johanson che si trovava in Etiopia nell’ormai lontano 1974. Esumando la salma, o ciò che ne rimaneva, si scoprì che lo scheletro in possesso degli studiosi equivaleva solo al 40% della struttura totale ma fu sufficiente per ricostruirne la figura. Il primo nome dato all’ominide trovato nei pressi del fiume Hadar fu AL 288-1 (Afar Locality n° 288) poi ribattezzato Lucy in omaggio alla canzone dei Beatles – dal titolo Lucy in the sky of Diamonds – suonata durante la festa per il ritrovamento.

Da principio si pensò fosse un individuo giovane e solo i dovuti studi si arrivò a confermare che si trattasse già di un individuo adulto. Secondo gli studi che seguirono Lucy visse tra i 3 e i 4 milioni di anni fa, si muoveva sul terreno in posizione eretta e al momento della morte, sopraggiunta probabilmente per sfinimento nei pressi quella che era una palude, aveva circa 25 anni. Inoltre si pensa che non passasse tutto il suo tempo in posizione eretta ma che spesso dovesse scappare dai predatori arrampicandosi sugli alberi; ultima notizia riguarda i denti che sembrano essere adatti alla masticazione di sostanze dure che fanno quindi pensare a come la sua dieta fosse fatta anche di radici, prediligendo un’alimentazione onnivora.

Questo si è rivelato essere l’anello mancante dell’evoluzione dando ai ricercatori grandi informazioni sugli ominidi di quel periodo. Oggi, per celebrare la ‘piccola grande Lucy’ Google ha creato un Doodle apposito che ne ricorda i 41 anni dal ritrovamento, inserendo l’ominide nel percorso evolutivo.

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