I "mille" carnevali della Sardegna

Tra maschere, riti e dolci si fonda la tradizione sarda

pubblicato il 17/02/2015 in Costume e società da Veronica Murru
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Veronica Murru
Sartiglia-Oristano

Carnevale è un termine che deriva, forse, dal latino Carnem levare, e si riferisce a quelle settimane di abbondanza e festa che precedono la Quaresima. In quel periodo infatti i fedeli cattolici non mangiano carne per rispetto della figura di Gesù Cristo. In Sardegna il Carnevale ha una lunga e antica tradizione fatta di maschere, carri allegorici, riti misteriosi e danze propizie. Il “Carresegare”, detto in lingua sarda, inizia il 17 gennaio con la festa di S. Antonio Abate e si conclude il giorno di Martedì Grasso, anche se il sabato successivo si festeggia per un'ultimissima volta la Pentolaccia.

In tutta l'isola sarda esistono molteplici carnevali, ognuno di loro caratterizzato dalle maschere, vestiti e dolci della cultura locale.
Uno dei più celebri e famosi eventi del folclore sardo, è il carnevale di Mamoiada, paesino del centro Sardegna non molto lontano dalla città di Nuoro. L'elemento tipico del carnevale di Mamoiada è quello dei Mamuthones, uomini vestiti di pellicce di animali, addobbate con campanacci appesi alle schiene e con il viso coperto da maschere scure dalle espressioni lugubri. È tradizione che i Mamuthones e gli Hissohadores, altra maschera locale, girino per il paese e le piazze, ballando e mettendo in scena riti arcaici di buon auspicio, legati alla terra e agli animali. Gli Hissohadores, ad esempio, sono soliti catturare le giovani donne con dei lacci, augurio di una buona salute e fertilità.
Famoso è anche il carnevale di Oristano, La Sartiglia, evento in cui i cavalieri corrono a cavallo per il centro del paese, cercando di centrare una stella di metallo attraverso una spada. I carnevali barbaricini sono improntati sulle sfilate delle maschere, come il Boes e i Merdules di Ottana e Sos Thurpos di  Orotelli, tra i riti arcaici invece c'è quello di bruciare un fantoccio rappresentativo di un re o una regina, che viene processato, arso e poi pianto. A Cagliari bruciano Canciofalli, a Tonara, paese del torrone, ardono Coli Coli, a Bosa il Caldaggiolu e a Tempio sacrificano il Re Giorgio. Sono tanti i paesi sardi che feste
ggiano tale festa attraverso la cucina e i vestiti del posto, ed Il carnevale sardo è tradizionalmente il periodo indicato per i dolci fritti, in Campidano sono chiamate le Zippulas  e Frisgioli invece a Sassari, motivo per cui la festa conclusiva si chiama  Martedì grasso.

Se in passato il carievale era un momento di unione tra le genti del posto, oggi è tanto cambiato, soprattutto in quelle città più grandi in cui la tradizione si è persa, finendo per festeggiare nelle discoteche vestiti da streghe, vampiri, diavoletti. Ora più che mai è responsabilità dei piccoli centri di cultura, mantenere viva una tradizione che merita di vivere oltre il tempo.

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