Noi italiani non stiamo molto simpatici ai danesi, ma tranquilli siamo in buona compagnia, prima di tutto di noi stessi che non ci stimiamo e quando in vacanza capitiamo là dove non esistono connazionali siamo i primi a gioirne. Poi nel gruppo dei poco graditi siamo con i nord africani, i turchi gli islamici che pure sono molti, e tutte le popolazioni latine. Non esiste una reale integrazione , come in tutte le grandi metropoli del nord vige il motto “arriva, lavora arrangiati in un quartiere lontano dal mio” la tolleranza non è altro che indifferenza.
Non si vedono scandinavi insieme a persone dalla pelle scura, non li ho mai visti neppure rivolgersi due parole per strada. La sottoscritta ha aderito a un programma di scambi culturali tra persone di nazionalità diversa mettiamo a reciproca disposizione la casa, l’auto lo stile di vita per almeno quindici giorni e sono quindi una straniera privilegiata che parte da una condizione di totale parità con altre persone che si trovano nel suo paese e nella sua stessa condizione. Benchè abbia notato la loro congenita freddezza dei miei corrispondenti danesi, la cordialità non è mai venuta meno quindi non mi sarei certo aspettata che ogni volta che un indigeno si accorge che siamo italiani mostrasse chiaramente la sua delusione. Il danese anche nella migliore predisposizione d’animo è silenzioso e poco incline a spiegare. Davanti ai tuoi dubbi ed esitazioni dimostra chiaramente di non aver pazienza.
Poi ci sono i bastardi, quelli presenti in ogni paese che sono come i cretini non mancano mai. Penso a quel simpatico conducente di autobus che alla mia domanda su quale fosse la migliore fermata per raggiungere il centro mi ha spedito nella periferia desolata , davanti al casinò della città, un quartiere deserto che solo ad annusarlo si veniva assaliti dallo sconforto. Se i miei accidenti sono arrivati tutti il signore da qualche giorno non è più in servizio.
Che dire poi della barista nei pressi della Sirenetta che solo guardandomi senza che avessi aperto bocca mi ha incenerito e alla mia richiesta di un caffè espresso ha macinato la domanda “singolo o doppio?” Già la domanda suonava fuori luogo per un’italiana, pronunciata in un inglese chiodato era del tutto incomprensibile. Alla mia faccia perplessa la ragazza ha sbuffato e ripetuto “sincle og dubble?” le ho chiesto se parlava inglese ha risposto seccatissima “Certo” per essere magnanima ho preferito chiuderla lì e senza dirle che esiste l'espresso basso e alto ma non singolo o doppio e ho scelto il singolo. Ma non è bastato, la tipa continuava a guardarmi senza muovere un muscolo con l’aria seccata ed è stato a quel punto che ho sfoggiato la famosa mancanza di controllo italiana condita con diverse parolacce e il caffè espresso singolo è arrivato in men che non si dica.
Episodi spiacevoli in un paese tollerante, eppure già la parola non mi convince. Si tollerano le zanzare, il traffico sotto casa alle due di notte, i vicini che scuotono i tappeti sul tuo bucato, perchè nella tolleranza dell’uno è insita la natura fastidiosa dell’altro. Sarebbe molto più bello se in certe parti del mondo, piuttosto che una tolleranza generica esistesse un'accoglienza a prescindere da rivedere in caso di comportamento scorretto dello straniero.

