Torna l’allarme Ebola

L’Oms: sua diffusione “devastante” nell’Africa Occidentale

pubblicato il 02/08/2014 in Dal Mondo da Gianluca Vivacqua
Condividi su:
Gianluca Vivacqua

 Anche noi, in Europa, abbiamo conosciuto più volte, in tempi diversi, l’incubo della peste nera, ma, se esiste una “peste nera” per definizione, questa è l’ebola. La peste del continente nero, come e più dell’aids, destinato però, a differenza dell’altra “peste”, a varcare presto i confini dell’Africa.

Aids ed Ebola: entrambi hanno origine da un mondo selvaggio, primordiale, dall’organismo malato dei primati di qualche remota e sperduta foresta; sopra la catena dell’Atlante, però, l’aids diventa in poco tempo una delle sette piaghe del mondo civilizzato, consumista, l’ultima e più micidiale punizione per la lussuria degli abitanti delle tante Gomorre moderne.

L’Ebola, che invece non è mai arrivato in Europa, appare ancora oggi come un flagello tipico di un’umanità povera, sottosviluppata, sottoalimentata, e quindi incapace di reagire fisicamente alla minaccia di un virus feroce come le fiere di quelle latitudini. Aids ed ebola: quasi “coetanei”, oltretutto. Il primo è stato individuato nel 1981, il secondo nel ‘76. Ma oggi, per noi europei, parlare di aids significa parlare del demonio in persona, parlare di ebola, invece, è come discutere di una di quelle orde di barbari terribili che popolano le leggende.


E’ un fatto che ormai l’Aids (almeno in Occidente) si è trasformato da malattia epidemica a malattia endemica, non si muore più come negli anni ’80 e la ricerca medica per trovare strumenti utili a debellarlo, anche grazie ad una grande attenzione mediatica e nell’opinione pubblica.  ha ottenuto dei  risultati ragguardevoli sin dall’inizio degli anni ’90. L’ebola, invece, continua ancora ad avere lo stesso impatto devastante di uno stormo di cavallette su un campo di grano, e, allo stato delle cose, non esiste ancora alcun farmaco in grado di contrastarne la mortalità.. Il vero incubo non è ciò che di spaventoso si ricorda o si è vissuto, ma ciò che si è impreparati ad affrontare.   

    
L’Ebola è una febbre emorragica letale, in grado anche di provocare tumefazioni cutanee spaventose.  Si dice che il primo malato di questo virus sia morto, nel lontano 1976, perché gli era stata diagnosticata, erroneamente, la malaria. Ma quando, all’ultimo giorno di tormenti, si vide che il sangue gli usciva copiosamente, e contemporaneamente, dal naso, dalla bocca e dall’ano, si capì che aveva in corpo qualcosa di ben più terribile. Quell’uomo si chiamava Lokela, e aveva contratto il ceppo virale detto Zaire ebolavirus. Ci sono altri quattro ceppi di virus ebola, e precisamente il Sudan, il Reston , il Tai (originario della costa d’Avorio) e il Bundibugyo. Ma è difficile dire quale tra essi sia il più mortale: lo sono tutti, in egual misura.  


Dal 1976 al 2012 tutte le epidemie di ebola si sono registrate nell’area compresa tra l’ex Zaire (oggi Repubblica Democratica del Congo) e il Sudafrica. L’ultima, che è cronaca di questi giorni, è la prima a verificarsi nell’Africa centro-occidentale. E’ iniziata alla fine di marzo in Guinea ma si è presto estesa anche nelle vicine Liberia e Sierra Leone. E non accenna smettere: con i suoi 726 morti (dato non definitivo) è anche più tremenda di quella congolese del 1995, che di morti ne fece 245. Per restare ai freddi numeri, i morti, stato per stato, sono così ripartiti: 339 in Guinea, 233 in Sierra Leone, 156 in Liberia. Qui le scuole di ogni ordine e grado sono chiuse da mesi, mentre in Sierra Leone, tra le tante vittime, se ne piange anche una illustre: un medico, Sheikh Umar Khan, che di quel virus aveva fatto la sua ragione e la sua missione di vita.  
Ora l’Occidente comincia ad accorgersi dell’ebola, e a temerlo.

Anche se l’Ue dice che “il rischio virus in Europa è basso perché i casi sono per la gran parte localizzati in aree remote dei paesi colpiti”, “Medici senza frontiere” non può far finta di non constatare una situazione senza precedenti e fuori controllo, e inoltre ci sono le preoccupazioni provenienti dal governo inglese, che comincia ad agire sul fronte della profilassi. La direttrice dell’Oms, Margaret Chan, intervenuta a un summit straordinario in Guinea, ha parlato di “conseguenze disastrose” a proposito del dilagare di ebola in Africa occidentale. L’Organizzazione, intanto, si prepara a riunire il Comitato di emergenza il 6 e 7 agosto prossimi.

PARTECIPA AL GIORNALE

Sei già registrato?

Accedi con login e password