Luigi Leonardi imprenditore campano contro la camorra

Seconda giornata del Premio Borsellino

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 30/03/2019 in Costume e società da maria luisa abate
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maria luisa abate

29 marzo 2019, Aula Magna dell’Istituto Alberghiero di Pescara, la seconda giornata del Premio Borsellino ha visto la presenza dell’imprenditore campano Luigi Leonardi che prima succube e poi testimone di giustizia contro la camorra che negli anni ha distrutto la sua azienda e la sua famiglia.
Luigi Leonardi apparteneva ad una famiglia di imprenditori ed aveva vissuto un’infanzia subendo un padre violento che lo aveva portato ad uno stato bulimico con la conseguenza di diventare soggetto di scherno e bullismo da parte dei suoi compagni per il suo fisico poco attraente.
Leonardi nel raccontare la sua storia ha subito interagito con la folta platea di studenti dell’Alberghiero e dei ragazzi della scuola media che lo ascoltavano. Ha parlato di quanto il bullismo è una violenza terribile e di quanto altrettanto colpevoli sono quelli che non intervengono così come per la violenza domestica.
Nonostante un’infanzia travagliata era riuscito a diventare imprenditore nel campo della costruzione di materiale elettrico fino ad avere ben cinque negozi de due fabbriche, Vita serena di un giovane imprenditore che pensava al lavoro, alla sua mamma ed ai suoi fratelli. Vita normale di chi lavora e si può permettere una serie di Rolex e una Porche in garage.
Suo padre, oramai allontanato dalla casa, anche lui imprenditore aveva avuto contatti con i camorristi della zona e insieme a suo zio pagavano il pizzo per stare tranquilli. Lui, però, schivo di questa sudditanza mafiosa pensava che non avrebbe mai acconsentito a tale ricatto.
Purtroppo anche per lui il conto fu chiesto da un camorrista che pretendeva ben 500 euro al mese per ogni vetrina dei suoi negozi più 1500 euro a Pasqua, Natale e Ferragosto. Lui, certo dei suoi diritti, si rifiutò e di lì cominciarono i guai e le angherie dei prepotenti. Quando una sera chiuse il negozio a bordo della sua Smart subì un incidente perché qualcuno gli ha tagliato la strada e finì in ospedale con gravi lesioni.
Dando ascolto a sua madre, che temeva il peggio per il figlio e gli altri componenti della famiglia, e pensando che alla fine li avrebbe messi a tacere, pagò quanto richiesto e questo fu l’errore più grande che avesse potuto commettere.
Tutti gli altri camorristi della zona subodorando la possibilità di intascare danaro si fecero avanti con prepotenza chiedendo la loro ‘giusta’ paga.
Tante furono le violenze che Luigi subì, lo prelevarono dal negozio e lo portarono ai ‘palazzi celesti’ dove avevano costituito un vero e proprio luogo di spaccio e violenza. I palazzi celesti sono costituti da un fabbricato a forma di C di colore celeste. In quel luogo, nel piano seminterrato, avevano utilizzato i locali come un vero bancomat della droga. Persone, quasi tutti ragazzi, attraverso una feritoia ritiravano la loro dose pagando quanto richiesto. Lo tennero lì per tante ore chiuso in uno sgabuzzino fino a quando cedette e disse che avrebbe pagato.
Tutto quel danaro che doveva dare lo ridusse in breve in una situazione di quasi povertà, chiuse i negozi e le fabbriche licenziando i suoi dipendenti, vendette quegli oggetti che prima gli erano parsi importanti la Posche e i rolex arai simbolo vuoto di una ricchezza persa. Il colmo fu quando vollero fargli pagare 30 mila euro di cambiali che lui non aveva firmato e non potendone più decise allora di ribellarsi e denunciò tutto ai carabinieri. Era il 2008 e da allora non ha più visto la mamma ed i fratelli che non hanno accettato la usa ribellione per paura di ritorsioni.
Da quelle 28 denunce è partito il maxi-processo con 174 arresti e condanne in via definitiva per 820 anni a 81 persone. Il ricordo di Luigi è di quei camorristi così cattivi e perversi che nelle gabbie, in cui erano stati messi durante il processo, alla lettura delle condanne piangevano reclamando la loro innocenza. Anche le mogli di quei loschi figuri furono denunciate perché andarono a perorare la causa dei mariti per farli assolvere.
Ma le pene per Luigi Leonardi non finirono con la condanna dei delinquenti, lo Stato nel 2015, a seguito del processo di appello chiesto da 10 camorristi a piede libero, decise di metterlo sotto scorta per imminente pericolo di vita.
La scorta non arrivò e solo dopo un servizio fatto dalle Iene nel 2 febbraio 2016, gli assegnarono una scorta di quarto livello, con nessuna protezione di notte. Roberto Saviano gode di una scorta di secondo livello senza avere fatto nulla se non scrivere un romanzo  che ha portato i ragazzi di Scampia a vergognarsi della propria città perché marchiati da una storia raccontata solo per fare soldi, come anche ha detto, in un’altra giornata dedicata al Premio Borsellino, don Aniello Manganiello che con quei ragazzi ha vissuto 16 anni della propria vita e li conosce bene e sa quanta ingiustizia è stata fatta nei loro confronti con racconti mercenari di una persona che non è mai vissuta in quei luoghi.
La beffa finale è arrivata quando, dopo che il primo grado del secondo processo che si è concluso con solo 3 condanne su dieci imputati, un giudice decise che Luigi non fosse veramente attendibile e che tutte le prove ed i racconti che lui aveva fatto nelle denunce potevano non essere vere in quanto non suffragate da prove come ad esempio la tracciabilità dei soldi pagati! Come se fosse possibile tracciare danaro pagato in contanti sotto la minaccia di morte. Quindi da testimone fu classificato collaboratore di giustizia come i tanti mafiosi che avevano denunciato i vari clan.
Ma il credo nella libertà e nella giustizia ha dato forza a questo imprenditore che si è ribellato anche contro questa parte di Stato che lo voleva coinvolto e non succube di ingiustizia, rinunciando al programma di protezione e continuando ad avere fiducia nella giustizia e a considerarsi un uomo libero.
Dopo la tremenda ed affascinante narrazione di questa vita sconvolta alcuni ragazzi hanno fatto delle domande a Luigi Liberato che volentieri ha risposto ribadendo sempre che la libertà ed il rispetto sono la chiave di volta per una vita serena nella giustizia e nell’amore
Presenti nell’importante mattinata la Dirigente Alessandra Di Pietro, Francesca Martinelli dell’Associazione ‘Società Civile’, Gabriella Sperandio del ‘Premio Borsellino’ e dell’Associazione ‘Società Civile’, la prof.ssa Rosa De Fabritiis referente per il Premio Borsellino, e molti ospiti tra cui il vicepresidente del Consiglio regionale Domenico Pettinari, il Prefetto Emerito Vincenzo D’Antuono, il Capitano della Guardia Di Finanza Fabio Innamorati, Daniela Puglisi dell’Ufficio Scolastico provinciale, Francesco Longobardi referente dell’Associazione Mede@ contro la violenza sulle donne, Mariusz Szymanski, Presidente del Lions Club, Anna Maria Di Rita Presidente dell’Associazione Nazionale Cavalieri della Repubblica Italiana.
Nel salutare i presenti il neo Vice Presidente del Consiglio Regionale Domenico Pettinari ha detto: “Vengo dal mondo della lotta al racket e nelle persone come l’imprenditore Leonardi vedo i nostri eroi in prima linea e credo che tutte le Istituzioni debbano inchinarsi dinanzi a tali personaggi”
Oltre agli studenti dell’Alberghiero, accompagnati dai loro insegnanti, presenti anche gli studenti dell’Istituto Comprensivo Pescara 1.
Edoardo Oliva, docente, attore e regista, ha letto, prima dell’intervento di Luigi Liberato, un brano del discorso fatto da Borsellino dopo la morte dell’amico falcone.

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