“Nero Fumo” è il romanzo con cui Andy Moore ci trascina in un fantasy intenso e cupo, che parla sì di magia e antichi poteri, ma soprattutto della vertigine che è crescere. Al centro del racconto c’è Aram-Zym, un ragazzo di sedici anni che si trova sull’orlo della trasformazione, chiamato ad affrontare una prova tanto sacra quanto pericolosa. Ma ciò che inizia come un rito iniziatico si trasforma presto in un viaggio nell’ignoto, dove ogni passo scoperchia verità taciute, perdite dolorose e forze che il giovane protagonista non sa ancora controllare. La città di Zmirrat, teatro di questa storia, non è solo una cornice esotica: è un organismo vivente. I suoi deserti incandescenti e, soprattutto, il “Ventre” sono luoghi fisici e mentali in cui si combattono guerre invisibili, tra ciò che si è e ciò che si teme di diventare. Attorno ad Aram gravitano personaggi sfaccettati, che danno corpo al conflitto e alla speranza: la madre Ilyam, presenza forte e silenziosa; Syrthia, una guerriera dal passato enigmatico; e Malhud, amico leale, con cui Aram condivide tanto l’avventura quanto il dolore. La prosa di Andy Moore è densa, ritmata, a tratti poetica. Le atmosfere sono cariche di simbolismo, ma mai pretenziose. Il romanzo riesce a fondere mito e adolescenza, fantasy e introspezione, dando vita a una narrazione che vibra di tensione emotiva e spirituale. Ogni scelta, ogni battaglia, diventa metafora di quel passaggio fragile e incandescente che è la costruzione della propria identità. “Nero Fumo” non è soltanto una storia di magia. È una riflessione travestita da avventura, un’immersione nel buio interiore da cui si riemerge, forse, un po’ più veri.

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