12 ottobre 1985: azioni di guerra americane in Italia

Tentati dirottamenti e rapimenti, trent'anni fa finisce la "crisi di Sigonella"

pubblicato il 12/10/2015 in Attualità da Daniele Del Casino
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Daniele Del Casino
F-104s italiani

Trent'anni fa la crisi di Sigonella non ebbe il suo epilogo in Sicilia bensì a Roma, con un episodio misconosciuto.

L'11 ottobre 1985 era cominciato con l'arresto dei quattro dirottatori palestinesi dell'Achille Lauro, concluso dopo il famoso confronto tra Italia e Usa sulla pista 1 della base aerea NATO di Sigonella e le telefonate roventi Craxi – Reagan: i responsabili dell'atto di pirateria internazionale e dell'assassinio del cittadino Leon Klinghoffer erano sotto custodia italiana, ma non quello che gli americani indicavano come capo e mandante del gruppuscolo terrorista: Abu Abbas, inviato e mediatore da parte dell'OLP di Yasser Arafat, era ancora a bordo del Boeing 737 dell'Egypt Air e non aveva intenzione di restare in Italia, neanche come ospite di riguardo nonostante le assicurazioni italiane.

Il nervosismo di Abbas era comprensibile: fonti israeliane avevano già fatto subdorare la sua responsabilità agli Usa, che però non avevano ancora prove sufficienti per collegarlo al dirottamento dell'Achille Lauro: meglio non attendere e sfidare la fortuna.

L'aereo egiziano riparte la sera da Sigonella, destinazione aeroporto di Ciampino.
Il comandante del SISMI – i servizi segreti militari – ammiraglio Fulvio Martini pensa ad una scorta e il Boeing viene affiancato in volo da quattro F-104s dell'Aviazione Militare Italiana. Scelta oculata, perché gli americani non hanno mollato Abbas: dal settore americano di Sigonella si alza, senza nessuna autorizzazione, un caccia statunitense F-14 tomcat che presto intercetta il Boeing, cercando più di una volta di rompere la formazione per dirottarlo.

Non si tratta di una semplice azione a disturbo: il caccia americano effettua pericolose manovre per far deviare il percorso del Boeing, con un colorito scambio di comunicazioni via radio, che vanno dalle minacce alle offese fino ad un vero e proprio delirio, il tutto nello spazio aereo nazionale.

La presa viene mollata giusto nei paraggi di Ciampino, ma l'ingerenza a stelle e strisce è tutt'altro che finita: poco dopo l'atterraggio del volo Egypt Air un'altro aereo americano, un piccolo jet North American T-39 Sabreliner che poi si scoprirà aver volato radente su molte abitazioni per evitare i radar e aver evitato di farsi identificare dalle torri di controllo nazionali, chiede di atterrare allo scalo militare romano, che però viene rifiutato. A questo punto il jet dichiara un'emergenza carburante e spegne la radio, atterrando d'iniziativa poco lontano dal Boeing egiziano.

A bordo del T-39 si trova il generale Steiner, l'ufficiale pronto ad un colpo di mano a Sigonella, e non è arrivato da solo: con lui un commando di 5 marinai dei Navy Seals, le truppe speciali anfibie statunitensi. Abu Abbas è ancora una preda troppo importante per essere mollata e Steiner è a capo dell'USSOCOM, il Comando delle Operazioni Speciali degli Stati Uniti, improvvisare oltre alla pianificazione militare è il suo mestiere, anche in paesi amici.

E l'Italia?
Le manovre di Steiner sono passate tutt'altro che inosservate e dall'Egitto viene fatto sapere alla Farnesina che le guardie a bordo del Boeing hanno l'ordine di difendere a tutti i costi l'aereo, mentre l'ammiraglio Martini, arrivato anch'esso a Ciampino, inizia a finire la pazienza sulle azioni di Washington, che anche a Roma potrebbero dare il via ad un altro incidente senza precedenti dal dopoguerra.

Il jet Sabreliner è riuscito a mettersi di traverso al Boeing egiziano e il piano è fin troppo semplice: entrare, prelevare Abbas e ripartire. Martini si mette in contatto dalla torre di controllo con il pilota statunitense: avete cinque minuti di tempo per sgombrare la pista – mentre una pala meccanica militare si sta muovendo nel prato dell'aeroporto, pronta a spostare il Sabreliner, che dopo tre minuti accende i reattori e si alza in volo.

Abu Abbas poi, attraverso un complesso passaggio, verrà imbarcato su un aereo diretto a Belgrado sotto falsa identità, mentre gli americani continuano ad insistere per un suo arresto preventivo, in attesa di elementi sostanziali. Arresto che viene negato dal Ministero di Grazia e Giustizia, non convalidato nel momento da sufficienti motivazioni, che poi arriveranno nel processo a Genova quando verrà condannato all'ergastolo.

Gli americani non si dimenticarono di lui, scovandolo in Iraq nel 2003, dove poi morirà un anno dopo sotto loro custodia e dopo la richiesta di estradizione italiana.

Trent'anni dopo resta un episodio, anzi due episodi, di forte tracotanza e sfida al diritto internazionale da parte Usa, meno conosciuti di quello accaduto a Sigonella ma che ricordano un approccio italiano ben differente con l'alleato rispetto a quello che in tempi recenti siamo stati informati, vicenda del rapimento Mullah Omar a Milano tra i tanti.

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