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Droga, maxioperazione della Polizia di Cosenza contro clan

Arresti e perquisizioni a pioggia nell’area cittadina

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Job Center. Operazione Job Center. Non inganni il nome: non c’entra nulla con lavoro e agenzie di collocamento.

Cosenza, ore 8.00 circa. Molti cittadini bruzi si saranno risvegliati al suono fragoroso delle pale degli elicotteri della Polizia, al lavoro per una retata anti-droga di dimensioni consistenti: nome in codice, appunto, Job Center. Un lavoro (di pubblica sicurezza) quasi ordinario in una realtà come quella cosentina e calabrese, così come il traffico e lo spaccio di droga sono “lavori” ormai molto banali nell’ambito delle attività della malavita organizzata.

Il problema è sempre quello di individuarne il centro, o almeno uno dei molteplici centri cittadini. Proprio per questo si può scommettere che, su questo fronte, non si tratterà certo dell’ultima volta in cui, nella città telesiana, le forze dell’ordine saranno chiamate a “bonificare la palude”. Che ricresce sempre veloce, velocissima, ma forse è un po’ meno impenetrabile di prima.

L’operazione Job Center, scattata stamani nel capoluogo silano (centoventi unità di polizia e due elicotteri impiegati), in realtà non è che il “braccio armato” dell’inchiesta Job Center, che la Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro e la Procura della Repubblica di Cosenza, quest’ultima sollecitata in tale direzione dal questore Liguori, avevano avviato sin dall’estate 2014 e preparato meticolosamente per più di un anno. Poi, all’improvviso, all’inizio dell’ultima settimana di settembre del 2015, in una città ancora in buona  parte intorpidita dagli ultimi strascichi vacanzieri, è scattata l’ora X.

Non un’apocalisse di manette, in realtà, ma una serie di obiettivi mirati, come si direbbe in altri contesti più apertamente bellici. Dodici persone in carcere, due agli arresti domiciliari e altre ventisei fatte oggetto di perquisizioni in casa o sul lavoro: il primo bollettino di una “guerra intelligente” al traffico di stupefacenti gestito dalle cosche di ‘ndrangheta, e da una in particolare, quella degli Abbruzzese,  anche nota come clan degli Zingari (è questo il “centro” dell’attività di spaccio individuato dall’inchiesta), da sempre dedita al traffico di armi oltre che di stupefacenti, a Cosenza e in provincia. Per la curiosità, e non solo quella degli antropo-criminologi, la cosca (o 'ndrina, nel linguaggio della 'ndrangheta) si chiama così perché è nata tra la popolazione di zingari stanziata nei pressi di Cassano Jonio (CS). Gli Abbruzzese iniziarono come gruppo d'assalto di furgoni portavalori, e ottennero l'affiliazione alla 'ndrangheta solo dopo un sanguinoso conflitto con i clan di Cosenza, durato dal '99 al 2001. Quel conflitto servì loro anche come occasione per affacciarsi per la prima volta nello scenario del capoluogo cosentino: uno scenario di cui, nel terzo millennio, sono diventati gli indiscussi protagonisti.  

Tra le persone arrestate compaiono anche due donne; Candido Perri, di 49 anni, è il più anziano di coloro che sono stati colpiti da provvedimenti cautelari. E non manca un arresto oltre-confine, eseguito a Roma dalla locale Squadra Mobile su segnalazione dei registi di Job Center.   

   
 

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