È apparso sul sito dell’Huffington Post Italia, il 13 giugno scorso, un articolo, redatto originariamente in lingua francese e tradotto successivamente in italiano, dal titolo ‘Vorrei essere un uomo. Anche solo per un attimo. Per riposarmi’ ('Je voudrais être un homme. Juste un moment. Pour me reposer') della blogger d'oltralpe Coline de Senarcles.
Nel suo articolo la giovane donna esprime, o almeno prova a farlo, le difficoltà che ogni donna trova ad affrontare praticamente ogni giorno partendo da quelli che potrebbero apparire come i più futili – il vestito ad esempio – che comportano automaticamente problemi molto più rilevanti – anche di tipo sessuale.
L’articolo prosegue vagliando le posizioni delle donne nei più svariati campi, dalla cultura alla pura età biologica. L’autrice afferma che vorrebbe sentirsi attraente anche tra dieci anni come lo è ora e parla di una data di scadenza attribuita quindi dalla società in cui vive e viviamo. Tuttavia lei vorrebbe essere uomo, solo per un istante e, probabilmente, per tornare immediatamente dopo, alla propria vita.
Questi più o meno i punti focali dell’articolo, sotto il quale sono scaturite numerose polemiche. Il sito italiano ha infatti ‘collezionato’ circa 2500 condivisioni, oltre 15mila ‘mi piace’, e più di 150 commenti. Questi i dati calcolati direttamente dal sito internet, la pagina Facebook, in corrispondenza del post che rimanda all’articolo, fa invece contare oltre 2mila condivisioni e oltre 200 commenti. Meno attivi sono invece stati i francesi che si sono imbattuti nel ‘pezzo’ di Coline pubblicato in lingua originale: l’Huffinton Post Francese ha infatti contato circa venti commenti, 850 condivisioni e ‘solo’ – si fa per dire – 6mila ‘mi piace’.
Rimaniamo però sul suolo nazionale. Gli italiani, uomini e donne che fossero, si sono letteralmente spaccati in due esprimendo le proprie opinioni e mettendo la questione in ‘total black’ o ‘total white’ senza considerare, almeno apparentemente o in alcune occasioni, le altre sfumature di ciò che è stato scritto. Come detto i commenti sono svariati, qualcuno afferma che comunque le donne, in quanto tali, siano agevolate, non a caso si legge “anch'io poter ricevere gratis i cocktail dal dj, vorrei anch'io quando, sbaglio a lavoro, potermela cavare con la vocina da piccola fiammiferaia” (utente facebook). Di contro non è mancata la reazione femminile, come è giusto che sia. Anche in questo caso un esempio "è fammi capire, a voi uomini bastano un paio di occhioni femminili per riservare attenzioni e favori che non date a chi è del vostro stesso sesso e la colpa sarebbe nostra? se siete dei beoti che davanti al sesso femminile si piegano a 90° è un vostro problema" (utente facebook).
Altri parlano di limiti mentali o imposti dalla società che attraverso gli schemi posti sin da bambini costringe sia le donne che gli uomini a pensare al proprio futuro come compresso e diviso in comparti stagni. Altri utenti si lanciano in ‘lezioni di storia’ al fine di dimostrare quanto l’uomo sia stato sempre ‘superiore’ alla donna travisando forse il fatto che la più grande rivoluzione della storia, l’agricoltura, è stata proprio attuata dalle donne che, circa 8000 anni fa - in seguito alla domesticazione e durante le battute di caccia degli uomini - cominciarono a coltivare il terreno permettendo così di abbandonare la vita nomade o seminomade delle tribù umane che a quei tempi popolavano il mondo. Non è però questo il luogo adatto ad alimentare sterili polemiche storiche.
Ultimo commento che si riporta (non per mancanza di rispetto o interesse ma per questioni di ‘spazio’) è questo, che forse fotografa in pieno la questione: “Una donna che ha espresso un parere, rispettabilissimo come tutti, viene bacchettata da un'altra donna per il solo fatto del nickname maschile. Troppi pregiudizi ostacolano un ragionamento serio e sereno da ambedue le parti”(utente facebook).
Dunque le lotte femministe sembrano a volte lontane ma forse semplicemente non ci accorgiamo che, quotidianamente, ci poniamo autonomamente su due piani differenti – uomo/donna o donna/uomo che dir si voglia – convinti di ricoprire determinate posizioni e che forse oggigiorno non sono più così ferme. Questo forse dovrebbe farci riflettere su come viviamo e con chi viviamo e magari cercare di capire come potremmo porci, in maniera non conflittuale con il sesso opposto.

