Terrorismo, Italia miniera di jihadisti

Tanti aspiranti mujaheddin tra i nostri vicini di casa

pubblicato il 17/01/2015 in Attualità da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Quanti sono i jihadisti in Italia

Taci: il nemico e l’assassino ti ascoltano. Perché sono vicino a te, e ti conoscono bene. Gli ultimi dati forniti dall’antiterrorismo in Italia, col supporto e la consulenza dei servizi segreti, parlano di una popolazione (di una sotto-popolazione) di jihadisti, aspiranti attentatori, sempre più in crescita nel nostro Paese. Sotto monitoraggio in modo particolare gli stranieri di seconda generazione, perlopiù magrebini, compresi tra i venti e i trentacinque anni. Si tratta di giovani che vivono regolarmente in Italia: la loro distribuzione è mappata allo stato attuale (16 gennaio) nell’Italia centro-settentrionale. Più nord che centro, comunque, e, per il  momento, neanche una macchia di sud. Lombardia, Emilia-Romagna, Liguria, Lazio: tutte regioni dove le spinte xenofobe (comunque meno marcate nel Lazio, rispetto alle altre) sono direttamente proporzionali all’aumento della popolazione di origine islamica o di cultura islamica. La maggior parte di questi “osservati speciali” sono molto attivi sul web e hanno un’istruzione raffinata: anche se non si direbbe, infatti, oltre che le tendenze estremiste, per essere arruolati nell’Isis conta anche il curriculum, e lo Stato Islamico cerca combattenti che siano anche in possesso del titolo di dottori, giovani professionisti, magari medici o ingegneri. Chissà che delle volte la laurea, che spesso si dice non serva per mangiare, serva piuttosto per uccidere.   

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