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Grecia, ultimi sviluppi su rogo Norman Atlantic

L‘imbarcazione batteva bandiera italiana

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Due anni dopo, una nuova Costa Concordia? L’ultima domenica di dicembre del 2014 - e l’ultima dell’anno - è stata un’angosciosa, tragica traversata per gli oltre quattrocento passeggeri – cinquanta dei quali italiani – che erano a bordo della Norman Atlantic, un traghetto, battente bandiera italiana, operativo sulla tratta Italia-Grecia, andata e ritorno. Da Igoumenitsa ad Ancona: una navigazione di routine per timonieri e viaggiatori, molti dei quali sicuramente fedeli abbonati a quella tratta e a quella nave; ma anche una festosa rotta di ritorno dopo le festività del 25-26, per i turisti italiani presenti tra essi. Senonché, al largo dell’isola di Corfù, un incendio si è sviluppato con violenza sulla nave, e con violenza si è propagato, anche per colpa di un vento ciclopico: la Norman Atlantic, infatti, si trovava ad affrontare il tratto di costa che separa l’Ellade dal Belpaese con un tempo da tregenda, mare forza 9 ed onde alte sei metri. 
Erano le 4.30 di domenica 29 dicembre quando nel garage della nave è scoppiato all’improvviso un incendio. Tempestivo l’intervento della ciurma, altrettanto tempestiva la richiesta di soccorsi alle autorità pugliesi della Marina, competenti per questo tipo di operazioni nell’area basso-adriatica (Guardia Costiera di Bari e capitanerie di Barletta e Brindisi). Con tutta la buona volontà, però, i marinai, più che bloccare le fiamme temporaneamente, facendo sì che per qualche ora non andassero oltre il ponte 5, non potevano fare; quantomai essenziale, nella loro  strategia di contenimento, risultava l’arrivo nei tempi più rapidi del supporto militare dalle coste italiane, ma proprio le cattivissime condizioni del mare greco hanno impedito che ciò avvenisse. Allora il comando del traghetto ha cominciato a diffondere comunicati ottimistici,  per prendere tempo: ma proprio mentre il capitano diffondeva la notizia che l’incendio era sotto controllo, i passeggeri, consci che le effettive condizioni della nave stridevano con quanto affermato dalla plancia, si erano gettati a capofitto sui loro  telefonini, per lanciare sos a parenti, conoscenti e media. Ad alcuni di loro pareva che la nave – proprio come quella da diporto comandata da Schettino – si fosse inclinata su un lato, e questa percezione è stata poi ripresa  dai giornali online e data come notizia. A tutto questo si aggiungeva il fatto che, nel frattempo, gli aiuti dall’Italia erano sì arrivati (due motovedette e quattro rimorchiatori) ma, nelle prime ore,gli unici soccorsi veramente efficaci sono stati quelli per via aerea (la Marina è stata infatti affiancata dall’Aeronautica). Alle 12.32, infatti, un tweet del premier Renzi informava che, appunto, uno dei due  elicotteri inviati dall’Aviazione aveva messo in salvo “i primi passeggeri”. Qualche ora prima di esso, una nave mercantile che, per caso, si trovava sulla rotta del malcapitato traghetto, era riuscita a raccogliere centocinquanta delle persone che erano state fatte evacuare e per le quali erano state predisposte scialuppe di salvataggio. Pur lavorando alacremente, le unità della Marina non sono riuscite ad evitare che l’agonia delle persone rimaste intrappolate nel ventre della nave, più di trecento (tra cui tante donne e bambini), si prolungasse ancora per parecchie ore. Alle 21.00 tutti i tentativi di agganciare il traghetto si erano  rivelati inutili: a questo punto se ne riparlerà dopo che saranno completate le operazioni di evacuazione. Ma anche sul fronte dei salvataggi le  cose vanno a rilento: poco dopo le 20.00 le persone messe al sicuro erano salite a centonovanta, che all’alba sono diventate duecentoventuno, e trecentocinquantasei poco prima di mezzogiorno; al momento ne rimangono più di un centinaio da far trasbordare. Purtroppo si è dovuto recuperare anche un cadavere, quello di un cittadino greco, Georghios Doulis. Ciò che c’è di positivo, comunque, è che le fiamme sembrano essere state quasi del tutto debellate.
Ricostruita anche la causa dell’incidente: a provocare l’incendio, nel garage della nave, il contatto fra i veicoli stipati in esso: si parla di centoventotto camion, novanta auto e due pullman. Facile che, “schiacciati come sardine”, come hanno giustamente osservato i proprietari dei tir parcheggiati, tra uno sbalzo provocato dalle onde e l’altro gli automezzi si siano schiantati a catena, con l’inevitabile esito combustivo. L’olio d’oliva fuoriuscito da alcune autocisterne, poi, avrebbe  “messo le ali” alle fiamme.

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