Debora la terapista del sesso si confessa

Parla la ragazza romana di 31 anni che, per la prima volta nel nostro Paese, ha rotto il tabù sul ruolo dell'assistente sessuale

pubblicato il 12/06/2013 in Attualità da redazione
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"Io ci metto la faccia". A dirlo e' Debora De Angelis, una ragazza romana di 31 anni che, per la prima volta nel nostro Paese, ha rotto il tabu' sul ruolo dell'assistente sessuale. Mossa dalla voglia di affermare i diritti di tutti gli esseri umani, anche quelli sessuali, ha deciso di metterci la faccia e raccontare all'Adnkronos Salute la sua storia. Debora come 'terapista del sesso' si e' presa cura in passato di tre ragazzi disabili. Un'esperienza toccante, ma al momento 'congelata' per motivi personali. D'altronde, quello della sesso-terapia e' un tema
estremamente delicato che comincia pero' a 'scaldare il cuore' degli italiani. A confermarlo e' il successo della petizione online per l'istituzione dell'assistente sessuale, lanciata da Max Ulivieiri, web designer con una grave disabilita', che ha raggiunto in pochi mesi ben 5 mila adesioni.

"E' iniziato tutto con un mio amico disabile", racconta Debora. "Un giorno mentre lo assistivo come volontaria gli chiesi, dal momento che sono una ragazza disinibita e curiosa, come gestiva la sua sessualita'. Lui era affetto da tetraplegia spastica, quindi non poteva muoversi. Mi disse che non poteva fare niente e io percio' mi proposi per aiutarlo. Lo acccarezzavo, senza coinvolgere tutto il mio corpo. Lo toccavo come avrei voluto toccassero me, per suscitarli uno sfogo. E lo sfogo c'e' stato". E' a questo punto che Debora si accorge di avere una spiccata capacita' a empatizzare con persone disabili. Ma il muro dei pregiudizi puo' essere difficile da scalare. Anche all'interno della propria famiglia. Per Debora non e' stato cosi': "Per far accettare la mia scelta ai miei genitori ho deciso di non nascondere nulla e di dar loro gli strumenti per capire. E loro hanno capito. D'altronde - aggiunge Debora - chi mi sta vicino deve accettarlo".

In questo tipo di terapia il rischio di un coinvolgimento emotivo da parte del disabile e' pero' alto. "Il mio percorso da autodidatta - spiega Debora - mi ha portato a definire delle 'regole' da rispettare: il disabile dev'essere preparato a livello psicologico, fisico, emotivo e sentimentale su cosa si potra' aspettare e cosa non deve aspettarsi dal terapista. Una persona che non si e' mai espressa a livello emotivo puo' infatti sviluppare un interesse morboso verso chi gli da' attenzione. E' necessario quindi conoscere prima la persona, capire se e' emotivamente stabile e valutare caso per caso se puo' sostenere la terapia".

Oggi Debora ha deciso di interrompere la sua esperienza da 'love giver'. "Ho deciso di fermarmi per motivi personali", ci spiega. Ma la sua attenzione verso i bisogni e i diritti dei disabili non si e' abbassata. "Tramite il web - racconta - ho incontrato Max Ulivieri che mi ha illustrato il suo progetto per istituire la figura dell'assistente sessuale anche in Italia. Ho aderito all'iniziativa con entusiasmo".

Per Debora l'istituzione della figura dell'assistente sessuale e' una sfida da vincere. "Oggi i disabili - spiega - sono assistiti solo da prostitute che pero' fanno sesso per lavoro". Senza avere una formazione adeguata a relazionarsi con il disabile. "La prostituta - sottolinea Debora - agisce solo a livello sessuale, la terapista invece offre gli strumenti giusti per garantire al ragazzo una vita sessuale autonoma. La prostituta inoltre - conclude Debora - gestisce il suo corpo a seconda delle richieste del cliente, la terapista invece non puo' fare tutto, dalla terapia e' infatti esclusa la penetrazione o il sesso orale".

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