Sfruttamento prostituzione: arrestata coppia nel Veneziano

Lei cinese e lui 57enne italiano: accusati di gestire almeno tre case di appuntamenti

pubblicato il 14/10/2014 in Attualità da Veronica Murru
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Veronica Murru

I carabinieri della Compagnia di Mestre hanno arrestato una cittadina cinese, Jie Xu, di 35 anni e il compagno 22 anni più grande di lei, Maurizio Corò. Sono stati accusati di sfruttamento della prostituzione e di gestire tre appartamenti a luci rosse tra il Veneto, la Liguria e la Lombardia, dove sarebbero per lo più connazionali di Xu a dispensare i servizi erotici. Una delle case del sesso si trovava a Noale, in provincia di Venezia, una a Sesto Calende nel Varese e l'altra nel centro di Genova. Non è però un caso isolato quello accaduto nel Veneziano, infatti qualche giorno fa sono avvenuti altri arresti per la medesima accusa.

L'11 ottobre una coppia di cinesi è stata arrestata dalla polizia per sfruttamento della prostituzione e gestione di ben 17 case a luci rosse, nonché truffa ai danni di immigrate. La coppia di cinesi, di 30 e 35 anni, gestivano 17 case di appuntamento tra Assisi, Perugia e Bastia Umbra, per i cui affari risultano complici altri 15 cinesi, accusati di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, e per i quali è stata disposta l'ordinanza di custodia cautelare da parte del gip di Perugia, su richiesta del Procuratore Massimo Casucci. Alla cinese Jie Xu, madre da qualche mese, sono stati concessi gli arresti domiciliari, mentre il compagno è in carcere. La coppia di cinesi non era nuova nel giro, infatti già tre anni fa, la Squadra mobile di Alessandria aveva denunciato i due per lo stesso reato. Dalle indagini compiute dalla Dott. Francesca di Luca in collaborazione con il reparto prevenzione criminale di “Umbria e Marche” è risultato che, insieme ai complici, la coppia di cinesi reclutava le giovani donne dell'Asia facendole credere che avrebbero lavorato come massaggiatrici in centri benessere. Una volta in Italia, spesso, la stessa coppia le accoglieva sottraendole i passaporti, segregandole in case prese in affitto e poi le obbligavano a prostituirsi. Dalle testimonianze delle ragazze cinesi risulta che, prima di partire dalla Cina, dovevano versare una cifra pari a 20.000 euro ad un'agenzia di viaggi cinese. Arrivate in Italia venivano private di tutto e ricevevano un prontuario nel quale erano contenute le tariffe e le frasi in Italiano che avrebbero dovuto dire ai clienti durante i rapporti sessuali. L'attività veniva sponsorizzata attraverso internet, sui siti di incontri, oppure nelle inserzioni dei giornali.

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