Regioni: sì alla fecondazione eterologa

Zaia: sarà praticata come una cura normale

pubblicato il 08/09/2014 in Attualità da Gianluca Vivacqua
Condividi su:
Gianluca Vivacqua
Fecondazione eterologa

L’antefatto è una sentenza della Corte Costituzionale del 9 aprile scorso, che ha annullato il divieto di rivolgersi ad un donatore esterno di ovuli o spermatozoi nei casi di infertilità assoluta. Su questa scia, a giugno si è avuta la notizia delle prime coppie in lista di attesa per beneficiare della fecondazione assistita e, alla fine dell’estate, lo “sdoganamento” istituzionale di tale pratica. A Roma infatti, il 4 settembre l’assemblea dei governatori regionali (anche nota come conferenza Stato-Regioni), presieduta da Sergio Chiamparino, ha dato il via libera ad un testo per l’introduzione della fecondazione eterologa nei sistemi sanitari dei territori di loro competenza; un testo, che era stato elaborato da tecnici e funzionari del settore sanitario delle varie regioni e che aveva già avuto l’approvazione, ventiquattr’ore prima, degli assessori regionali alla Sanità. Così, a dispetto dell’understatement di Luca Zaia, governatore del Veneto (“Tratteremo l’eterologa come fosse una cura normale”), le Regioni si preparano in realtà a diventare laboratorio per una vera e propria rivoluzione in materia procreativa, a lungo osteggiata in Italia, dove contro di essa si era posta a baluardo la legge 40 del 2004. Tutto questo, in attesa dell’irrinunciabile passo decisivo: rendere l’eterologa una realtà uniformata a livello nazionale, magari con un ticket unico.     
Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, sembra già decisamente proiettato verso questo obiettivo: “E’ un bene che le Regioni trovino un accordo su questo tema, ma prima o poi occorre che si arrivi ad una legge vera e propria”. Esito per raggiungere il quale “non esistono   
ostacoli tecnici, politici od etici”, osserva Chiamparino. Freme dalla voglia di sperimentare il presidente della Toscana, Enrico Rossi: “Non serve una legge del Parlamento per partire”. Fuori dalla porta del suo ufficio già lo attendono otto coppie desiderose di avere un figlio con altrui seme.  
Nello specifico, il documento prevede che la fecondazione eterologa sarà gratuita per tutte le donne in età fertile, quindi che non abbiano oltrepassato i quarantatré anni;  che il numero dei nati dal seme di uno stesso donatore non sia superiore a dieci; che il nato da fecondazione eterologa debba avere lo stesso colore di pelle della coppia ricevente; che lo stesso abbia la possibilità di conoscere il suo genitore biologico al compimento del venticinquesimo anno di età.

PARTECIPA AL GIORNALE

Sei già registrato?

Accedi con login e password