Pakistan. Bambino perde le braccia amputate dal “padrone”

Proteste sui media: si chiede giustizia.

pubblicato il 26/07/2014 in Attualità da Veronica Murru
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Veronica Murru

Punjab, 25 luglio. Sono state amputate le braccia ad un bambino di 10 anni per colpa di un diverbio tra suo padre e il figlio di un proprietario terriero.

Tabassum Shahzad è il suo nome. Nessuna colpa, se non quella di essere il figlio di colui che ha fatto adirare un “padrone”. Ghulam Mustafa, è invece il nome del figlio di un influente proprietario terriero locale, che ha scaraventato il poveretto nella morsa di una macchina, per punirlo in seguito a un'offesa di famiglia. Il crimine è avvenuto in un villaggio fuori Gurajrat, in provincia di Punjab. Il padre di Shahzad aveva discusso precedentemente con il ricco 24enne per una questione legata, non si sa ancora bene, se alla distribuzione elettrica o a un furto. È stato trasportato all'ospedale e ricoverato in terapia intensiva. Il governatore, Shahbaz Sharif, ha visitato il bambino in ospedale e si è detto inorridito della vicenda, chiedendo per tanto alla polizia di ricercare il colpevole affinché sia fatta giustizia. Così le forze dell'ordine hanno fermato un ragazzo che risponde al profilo del colpevole.
Questi episodi però non sono isolati in quelle aree agricole del Pakistan, tant'è che non suscita neanche più scalpore sentir parlare di amputazioni di parti del corpo, che siano braccia, orecchie o nasi. Sembrerebbe la legge del contrappasso: ad ogni torto subito, chi ha più soldi e potere dispensa punizioni più o meno gravi alle categorie più deboli, donne, bambini e poveri. Ma non c'è logica nelle punizioni, se non il solo desiderio di mettere a tacere il “nemico” con la vendetta. Dove la democrazia è lontana, anche solo come mero concetto, il pericolo più grave è la paura e l'abitudine
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