Alessandra Demichelis, torinese, 34enne, oltre ad esercitare la professione di avvocato, è anche maestra di sci. Una donna dinamica, ironica e competitiva, ama viaggiare. Nel gennaio 2022 crea la pagina Instagram, DC Legal Show, con oltre 34mila follower, in cui coniuga l'attività forense ad aspetti della sua vita privata. La pagina scatena subito molte polemiche e un grande clamore mediatico che porta Alessandra ad essere ospite di varie trasmissioni radiofoniche e televisive, oltre ad essere intervistata dalle maggiori testate giornalistiche nazionali e da siti web. Dopo l’articolo pubblicato su Notizie Nazionali in merito alla sua vicenda, raggiungiamo l’avvocato Demichelis telefonicamente che dai Caraibi, si rende disponibile per l’intervista.
Il consiglio distrettuale di disciplina dell’Ordine degli Avvocati di Torino ha avviato un’azione disciplinare, con la sospensione di 15 mesi dalla professione. Come risponde a queste accuse? Come precisato dall’avvocato Carlo Taormina, l’azione disciplinare è ingiustificata. È un’azione disciplinare che serve solo ed esclusivamente come monito per le nuove generazioni e, precisamente per quelle donne che esercitano la professione di avvocato, e che un domani, qualora l’esito dell’azione dovesse accogliere le motivazioni del consiglio distrettuale di disciplina dell’Ordine degli Avvocati di Torino, sarebbero limitate di esibire, non foto erotiche, ma bensì foto normalissime, in costume mentre si è al mare in spiaggia, o una foto sexy durante una serata.
Ci sono luoghi, come ad esempio, le Aule del Parlamento, le Aule dei Tribunali, le scuole e le università, ecc. che richiedono un abbigliamento consono. Lei, durante lo svolgimento della professione forense, all’interno delle Aule dei Tribunali, ha sempre dimostrato di avere un comportamento decoroso. Con l’azione disciplinare nei suoi confronti, non ritiene che venga lesa la sua sfera privata? Perché questo accanimento nei suoi confronti? Premesso che anche al di fuori dello svolgimento della professione, ho sempre tenuto un comportamento decoroso, pubblicando foto normalissime che qualsiasi donna posta sui social, non posso non evidenziare come l’azione disciplinare nei miei confronti nasce da un’invidia sociale. Se fossi stato un uomo o una donna grassa e brutta, nessuno avrebbe osato mettere sotto accusa le mie foto e non sarebbe successo niente. È assurdo che si vada a sindacare il mio stile di vita. Lavoro tanto, e sono libera di spendere come voglio e dove voglio i miei guadagni. Sono altresì libera di ostentare la mia bellezza con foto sexy e seducenti.
È stata definita da alcuni giornali come “avvocato-influencer”? Le piace questa definizione? Pensa prossimamente di dedicarsi anche all’attività di influencer? Assolutamente no! Sono fiera di svolgere la professione di avvocato che mi dà tante soddisfazioni e non ho ambizioni di svolgere altre attività soprattutto quella di influencer. Ritengo che sia i followers e a maggior ragione gli haters che stanno tutto il giorno sui social a monitorare e a commentare i post nelle varie bacheche siano degli sfigati. A questa categoria di sfortunati, dipendenti dai social, consiglieri, qualora intendano affermarsi e avere soddisfazioni nella vita reale, di impegnarsi nelle rispettive attività. Che la mia pagina abbia 100mila follower o 10mila o 100 non mi importa nulla, non intendo diventare un’influencer. Ho deciso di tenere aperta la pagina social di Instagram, solo per una questione di principio: con l’azione disciplinare si mette in discussione la libertà di espressione, e pertanto intendo combattere per difendere un principio importante. Essere sensuali non deve essere una colpa.
Come ho evidenziato nel mio articolo, in passato, varie donne impegnate in politica, nel giornalismo e nello spettacolo, ogni qualvolta sui social hanno postato foto sexy, sono state rivolte le medesime accuse che sono state addebitate anche a Lei, “di essere frivola”, “di non essere sobria” e dunque di non avere un’etica per continuare a svolgere l’attività di cui si occupano. Come si può contrastare questa cultura che tende ad inveire contro le donne che amano esibire la propria bellezza? Al riguardo sono scettica, tale cultura non potrà mai essere sconfitta, in quanto i social sono lo specchio della vita reale. I commenti livorosi degli haters, sotto alcune foto o video, sono la prova tangibile che l’invidia sociale unita alla cattiveria si è riversata sui social.
Due giornaliste, Laura Tecce con il suo libro “Femministe 2.0” e Annalisa Chirico con il suo libro “Siamo tutte puttane. Contro la dittatura del politicamente corretto” si sono schierate entrambe contro quel femminismo talebano che adopera il “principio della sobrietà” come parametro per discriminare e sminuire le competenze e l’intelligenza di quelle donne che si presentano di fronte alle telecamere o sui social, belle, piacenti e seduttive. Secondo Lei, l’ideologia femminista non è responsabile di una deriva che mira a discriminare le donne che amano esibire, in luoghi consoni, il proprio corpo? Se la sottoscritta non ama essere definita “femminista” è proprio perché il femminismo si è affermato come un’ideologia che utilizza “il politicamente corretto”, pretendendo di imporre “una morale unica”. Non posso dunque non applaudire quelle giornaliste che contrastano il femminismo talebano. Le esponenti del femminismo veicolano dei principi come fossero dogmi, e le donne che non si adeguano ed esibiscono foto o video seducenti e sexy, vengono bacchettate, irrise e ghettizzate e pur essendo intelligenti, automaticamente vengono ritenute professionalmente incapaci e inadeguate a ricoprire un determinato ruolo. Sono altresì distante da quel femminismo che vuole affermarsi ricorrendo all’arma del vittimismo. Svolgendo la professione di avvocato ho notato che ci sono alcune donne, che sfruttando l’attuale legislazione, strumentalizzano l’uomo ai fini del denaro e del potere e utilizzano qualsiasi escamotage pur di ottenere quello che desiderano. Sono orgogliosa di essere differente da queste donne che non essendo capaci studiano qualsiasi strategia.

