Un malore improvviso all’alba dentro casa e la corsa per i soccorsi rivelatasi vana. È così che questa mattina si sono consumati gli ultimi attimi su questa terra di Daniele Lugli, storico esponente dell’associazionismo italiano. Lugli, 82 anni, era un giovane studente universitario quando incontrò il filosofo Aldo Capitini. Con colui che venne definito il “Gandhi italiano” partecipò alla fondazione del Movimento Nonviolento e all’organizzazione della prima Marcia per la Pace Perugia-Assisi.
Daniele Lugli è stato funzionario pubblico, assessore alla Pubblica Istruzione a Codigoro e a Ferrara, docente di Sociologia dell’Educazione all’Università, sindacalista, insegnante, Difensore civico della Regione Emilia-Romagna dal 2008 al 2013, portavoce del Forum del III Settore della provincia di Ferrara, componente del Comitato regionale di indirizzo dell’Azienda Ospedaliera Universitaria S. Anna di Ferrara, componente del Comitato etico dell’Arcispedale S. Anna e del Collegio dei Garanti del Comune di Ferrara, vicepresidente del Teatro Comunale di Ferrara e membro della Commissione regionale per l’istituzione di Rai3, ha dato un contributo fondamentale alla prima legge in Italia per l’obiezione di coscienza ed è stato appassionato formatore per il Servizio Civile.
Questo il ricordo del Movimento Nonviolento pubblicato sul web questa mattina, articolo con cui è stata resa nota la notizia della morte di Daniele Lugli
Arriva improvvisa e inattesa la notizia della scomparsa di Daniele Lugli, che ci lascia basiti.
Ci stringiamo intorno alla famiglia e agli amici. Comunicheremo data e luogo dell’ultimo saluto. Per ora gli rivolgiamo questo pensiero di Aldo Capitini, che Daniele utilizzava in queste tristi occasioni, come ora noi facciamo per lui:
“A te che sei oggi davanti a noi come morto, porgiamo un saluto di gratitudine per tutto ciò che hai fatto da vivo e per tutto ciò che continuerai a darci in eterno. La tua parte c’è sempre stata nella nostra vita e sempre ci sarà: sappi che ne abbiamo veramente bisogno. Tu hai incontrato il fatto della morte, come tutti gli altri che morendo sono stati martiri, perché hanno testimoniato che esiste questo fatto. In ogni nostro dolore ti ricorderemo. E un giorno sarai visibile, non perché ritornerai da una lontananza, ma perché finirà questa realtà che impedisce di vedere come tu vai avanti in una via di sviluppo e di miglioramento. Intanto, attuando valori saremo sempre insieme e sempre più uniti. Noi ti parliamo in nome di tutti, oltre ogni distinzione e gruppo particolare. La bellezza della luce e di ogni lume acceso ci consola nel mondo, e più saremo certi che tu, nella compresenza di tutti, ci dai un aiuto, più sarà per noi una festa”.

