Viene definita fin troppo spesso festa ma l’8 marzo non lo è. Oggi è la Giornata Internazione delle Donne in ricordo di lotte per i diritti e contro gli innumerevoli volti delle violenze maschili contro troppe donne. Non è una festa e non potrebbe esserla di fronte il drammatico aumento delle violenze e dei femminicidi. Nel 2022, riporta la Polizia di Stato, i femminicidi sono stati 125. Negli ultimi quattro anni c’è stato un costante aumento dei femminicidi fino al 12%. Questa mattina l’Ansa ha ricordato, in occasione di un focus per la giornata di oggi, che dall’inizio del 2023 sono state venti le donne uccise (dati del Ministero dell’Interno), una drammatica contabilità che continua a crescere. Queste prime ore della giornata sono segnate da un nuovo femminicidio: una donna di nazionalità ucraina di 35 anni è stata uccisa a Rosarno. È stato fermato il “compagno”, l’ultima notizia battuta dalle agenzie, che “era in fuga” riporta Il Fatto Quotidiano online.
Le violenze maschili contro le donne sono tante, ai femminicidi si aggiungono molestie, abusi, stupri e sfruttamenti. Tra cui quello sessuale. È notizia di questa mattina l’arrivo a Ciampino, che ha segnato la fine di tredici anni di latitanza con l’arresto, di uno dei vertici di un clan delle “mafie nigeriane”. Lo sfruttamento della tratta sessuale è uno dei capisaldi di queste mafie. E alle vittime di tratta, alle donne costrette a prostituirsi e alla denuncia di questi sistemi criminali è dedicata oggi un’iniziativa promossa sui social da “Resistenza Femminista”. Un’iniziativa a cui tutte e tutti possiamo partecipare condividendo post con l’hashtag #saremolatuavoceAdelina. Adelina era una ragazza sfruttata per anni dalle mafie della tratta in Italia. Denunciò i suoi aguzzini facendoli arrestare smantellando il clan. Fino alla sua morte, anche quando ormai era malata e stremata, lottò per denunciare il sistema criminale che per anni l’aveva violentata e sfruttata. Cercò di ottenere la cittadinanza italiana, si sentiva italiana e non poteva rischiare di tornare in Albania dove avrebbe trovato complici e sodali dei suoi aguzzini rischiando di essere ammazzata. Lo Stato italiano, che lei aveva aiutato con il suo coraggio e le sue denunce, purtroppo non ascoltò mai la sua voce. Disperata, a pochi giorni da una diretta social drammatica in cui raccontò cosa stava accadendo, Adelina si suicidò un anno e mezzo fa. Le associazioni e le attiviste che l’hanno conosciuta e sostenuta in questi anni chiedono di non dimenticarla e di essere oggi la sua voce.

