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Intervista a Mirco Goldoni

scrittore di fantascienza

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Ilaria Solazzo, giornalista pubblicista ed esperta in comunicazione, ha intervistato oggi per noi lo scrittore Mirco Goldoni, autore di libri di successo.

Intervista

Ilaria - Quali sono stati i tuoi inizi e cosa ti ha avvicinato proprio alla Fantascienza?
Mirco - Dal mio punto di vista, io sono semplicemente uno scrittore di racconti: un romanziere che è ossessionato da un sacco di idee, idee che gli chiedono di essere trasformate in romanzi. Probabilmente il mio passato di accanito lettore di fantascienza è il principale responsabile del fatto che nella maggior parte dei miei romanzi appaiono alcuni, o talvolta parecchi, elementi fantastici. La fantascienza inoltre mi permette di raccontare opinioni scomode, o che dovrebbero far riflettere, così come avviene con molte fiabe: dispensatrici di morali e opinioni profonde, agghindate con una veste innocente.

Ilaria - Quali sono stati gli scrittori (nazionali e stranieri) che ti hanno maggiormente influenzato? Se vuoi puoi citare anche i programmi televisivi, i film e i comics.
Mirco – Probabilmente Asimov, per la sua capacità di narrare storie impregnate di concetti scientifici con la semplicità di un bambino. Dan Brown, per la sua classe nel costruire intrecci interessanti e pieni di suspance, infine Dino Buzzati: un maestro nel descrivere ambientazioni surreali e cariche di aspettative.

Ilaria - Quanto conta il background scientifico nella realizzazione delle tue storie?
Mirco – Come dico spesso, a me piace la fantascienza con la ‘S’ maiuscola. Quasi sempre l’idea nasce da un evento scientifico che cerco di trasportare in un’ambientazione fantastica. Per ambientazione però non intendo tanto l’ambiente fisico, quanto le circostanze se si vengono a creare. Visto da un differente punto di visto, anche le banalità possono nascondere sorprese.

Ilaria - Cosa ha maggiormente colpito del libro gli editori e i lettori?
Mirco - La storia in sé e il modo inusuale di raccontarla. In altre parole, la forma. Non ne ero cosciente, mentre stavo scrivendo, ma oggi posso comprendere ciò che gli altri hanno visto subito: che la forma del romanzo rispecchia il tema della tessitura e della costruzione di tappeti. Visto troppo da vicino si perde il disegno generale, allontanandosi e ponendosi ‘un po’ più in là’, il quadro appare chiaro.

Ilaria - Una costante dei tuoi lavori è la tua adattabilità a sottogeneri diversi, accompagnata sempre però da un’estrema leggibilità. Con quale genere però ti trovi più a tuo agio? O per te si tratta di momenti diversi dello stesso atto creativo?
Mirco - Scrivere è la parte finale della creazione. La parte emozionante è la tessitura delle trame, la caratterizzazione dei personaggi, l’ambientazione generale e puntuale. Tutti questi aspetti risentono del mio stato d’animo del momento, per cui posso spaziare dall’euforia all’ansia, all’introspezione. Nella vita reale si chiamano sensazioni, nella letteratura generi, o sottogeneri. Spesso poi si raggiunge un punto in cui ci si chiede: perché ho iniziato questo percorso? La passione arriva quando si trascende questa agonia.

Ilaria – Cosa ne pensi della scelta di bollare alcuni scrittori a causa della loro nazionalità?
Mirco – Non si può imporre questa cosa. La gente compra i libri che ama leggere, e l'unico modo per poter competere è quello di scrivere libri migliori. Questo è ciò che voglio per me e per i miei colleghi - in pratica, per tutti gli scrittori di SF in Europa e nel mondo: il poter riuscire a scrivere libri sempre migliori. In realtà, penso che lo stiamo vedendo già accadere.

Ilaria - In particolare com'è lo stato di salute della fantascienza nazionale?
Mirco -  La Fantascienza è in crisi perché, come ha dichiarato una volta Valerio Evangelisti agli Utopiales di Nantes, alla fine noi "abbiamo vinto". La Fantascienza ha conquistato il mondo. Se ci fermiamo a riflettere scopriamo che viviamo in un mondo altamente fantascientifico oggi, visto con gli occhi di trent’anni fa. Allora, come si può riuscire a scrivere ancora fantascienza? Questa è la domanda a cui dobbiamo rispondere come scrittori. 
Ritengo che si possa fare in due modi. In primis, esplorare l’essere umano da un punto di vista meno rigido, ammettendo l’esistenza di situazioni a cui la scienza non ha ancora dato una risposta certa e spostando l’asticella delle ipotesi sempre un po’ oltre, verso il possibile. Inoltre, scrivendo del futuro, non della fantascienza. Sono due cose diverse. la fantascienza è un genere, il futuro, invece è un tema che non viene mai superato.

Ilaria - Una tua riflessione...
Mirco - Una cosa che mi è balzata agli occhi è che oggi, molti romanzi affascinanti con elementi di fantascienza sono stati scritti da scrittori che non provengono dalla scena SF, e non vengono neppure catalogati in questo genere, ma ne fanno parte. Inserire uno scritto, un’idea, un’emozione in un genere è sempre molto riduttivo. Questo evidenzia che la fantascienza ha invaso ogni parte del mondo della cultura, anche la letteratura alta!

Ilaria - Quale tra le cose che hai scritto, ti hanno dato più soddisfazione e quali, col senno di poi, oggi non riscriveresti o scriveresti in un modo totalmente diverso?
Mirco - Riesco ancora ad apprezzare tutti i miei lavori. Ogni tanto, rileggendone qualcuno, sono tentato ad apporre piccoli miglioramenti, ma non lo farò. Le opere del proprio io per definizione non sono mai perfette, un romanzo perfetto sarebbe perfettamente noioso.
Quindi, ciò che un romanzo può raggiungere al massimo è di riflettere l'autore nel momento in cui lo ha scritto - con le sue capacità, con le sue debolezze, con i suoi stati emotivi. E i miei romanzi sono questo, sono stati scritti per come ero capace di scriverli. Non c'è n'è nessuno che vorrei cancellare, e nessuno che potrei apprezzare più degli altri. Li amo tutti.

Ilaria - Fatti una domanda e datti una risposta ti direbbe Gigi Marzullo. Procedi pure...
Mirco - Se potessimo collegare i nostri cervelli direttamente tra loro allo stesso modo con cui oggi ci colleghiamo con i nostri dispositivi elettronici, avremmo ancora la possibilità di scrivere e di parlare, o muteremmo profondamente, essendo sufficiente il solo pensiero per connetterci tra noi?
Forse quest'ipotesi non è così meravigliosa come potrebbe sembrare di primo acchito, limiterebbe sensibilmente la libertà di pensiero, o forse renderebbe il mondo un posto migliore, rendendo impossibile la menzogna… Tranquillo, sei sulla strada giusta per leggere altri miei romanzi.

www.mircogoldoniautore.it

 

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