Il 9 agosto 1991 spirava in un triste attentato, il giudice Antonino Scopelliti. Stava trascorrendo qualche giorno di vacanza, presso la residenza paterna.
Ricordare il nome del magistrato, a distanza di trentuno anni da quel giorno, è aprire uno spiraglio ad un passato scritto con l'inchiostro rosso della legalità sulle pagine bianche della quotidianità .
Il giudice nato il 20 gennaio 1935, a Campo calabro, in provincia di Reggio Calabria, terminato il liceo si laurea, con lode, in Giurisprudenza presso l'Università degli studi di Messina. E' il 26 novembre 1956.
L'argomento scelto per la tesi dimostra gli interessi del laureando:"Il contratto astratto". Tema peculiare e complesso per la civilistica di allora e di oggi. Relatore è il professor Angelo Falzea.
A ventiquattro anni vince il concorso in magistratura. Da questo momento inizia una rapida carriera che lo conduce, prima, uditore a Roma e a Messina e, dal 1960 alla Pretura di Roma.
Chi ha modo di lavorare con il dottor Scopelliti, ricorderà sempre, non solo la grande preparazione giuridica, ma una speciale capacità di ascolto e di riflessione, fatta di vicinanza alle persone ed al ruolo che ricopre. La gentilezza ed il garbo, unite al resto, ne fanno un magistrato di valore.
Pubblico ministero, giudice in Tribunale e in Corte di Appello, dal 1976 è chiamato come sostituto procuratore generale presso la Suprema Corte di Cassazione.
Sul tavolo del giudice passano alcuni tra i più importanti processi della storia italiana: tra questi si ricordano il sequestro del professor Trimarchi, le indagini per gli omicidi dei giudici Occorsio, Amato e del dottor Chinnici, fino a quelle delicatissime sul sequestro dell'onorevole Moro.
Dotato di grande intelligenza ed umanità , possiede l'alto senso delle istituzioni e della collettività , contenuto dei tanti provvedimenti emessi in difesa degli altri.
Per l'alta professionalità e la speciale dedizione al servizio, alla memoria del giudice sono stati conferiti numerosi riconoscimenti ed una fondazione ne testimonia il ricordo.
Nelle interviste e negli scritti, emerge il proprio modo di intendere la giustizia, fatta di attenzione ai valori dell'ordinamento ed alla vita della comunità civile.
Tra le molte espressioni, usate dal magistrato, per descrivere il proprio lavoro si legge:"Il giudice è quindi solo, solo con le menzogne cui ha creduto, le verità che gli sono sfuggite, solo con la fede cui si è spesso aggrappato come naufrago, solo con il pianto di un innocente e con la perfidia e la protervia dei malvagi. Ma il buon giudice, nella sua solitudine, deve essere libero, onesto e coraggioso.» Questo è stato Antonino Scopelliti.

