L'opinione - Svuotare le carceri è la soluzione al problema della delinquenza ?

Perchè non far lavorare i detenuti ?

pubblicato il 11/07/2013 in Attualità da Dino Cilli
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Dino Cilli

Tanto tuonò che piovve. Dopo tante iniziative il provvedimento “svuota carceri” è arrivato.

Pannella è certamente il politico che più degli altri si è speso nel denunciarne il sovraffollamento e il governo, dopo l’intervento anche di autorevoli personalità, ha fatto suo il problema rimandando a casa i condannati con pene minori.

E’ una questione che si ripresenta sistematicamente quasi ad anni alterni e i governi, pressati anche dall’Europa, ricorrono a questo provvedimento che è il più facile da adottare. E così nelle prossime settimane le forze dell’ordine ricominceranno a rincorrere i “graziati” che immancabilmente torneranno a delinquere.

Ci saranno nuovi processi e tanti di loro torneranno in carcere. Chi paga lo stipendio alle forze dell’ordine?. Chi paga la benzina per far camminare le loro autovetture?. Chi paga i costi delle strutture tribunalizie?.

Sull’intero territorio nazionale ci sono molte strutture, anche carcerarie, iniziate per interessamento di qualche inqualificabile politico e mai ultimate. Perché non pensare di recuperarle?.

Il governo ha detto che nei prossimi anni si provvederà a costruire nuove strutture carcerarie per non ricadere nel sovraffollamento. Ma non sono le stesse promesse fatte da vari altri governi?.

Ha detto anche che il provvedimento non riguarderà i mafiosi. E meno male!!!. Ma poi cosa si intende per pene lievi?.

Chi si introduce nelle case, narcotizza e poi deruba commette un reato minore?. Il legislatore ha idea di quanto possa essere traumatico per un cittadino subire una tale violenza?.

Si ha idea di cosa possa significare per un cittadino ritrovarsi di fronte al suo violentatore rimesso in libertà anzitempo soltanto perché non ci sono spazi sufficienti per la sua detenzione?.  Credo che in una democrazia che si rispetti il detenuto vada sì tenuto in un ambiente dignitoso ma tutto il tempo necessario per la sua rieducazione. Non ci sono strutture sufficienti?. Recuperiamo il recuperabile e costruiamone di nuove anche con il contributo lavorativo degli stessi carcerati. Oltretutto si darebbe un buon impulso al settore dell’edilizia che langue ormai da parecchi anni. Sì, con il contributo lavorativo dei detenuti perché non è giusto per i cittadini e poco dignitoso per gli stessi condannati che vivano alle spalle dei contribuenti. 

E di lavori possibili ce ne sarebbero. Si potrebbe perfino pensare di far produrre loro l’energia elettrica almeno per le strutture carcerarie che occupano evitando così di farli oziare per l’intero giorno e sicuramente si eviterebbero le violenze ai più deboli.   Peraltro sarebbe un bel risparmio per i contribuenti.

So che tanti benpensanti sono scandalizzati per proposte del genere che troveranno poco democratiche e non rispettose della libertà della persona. Ma il cittadino che ha subito una violenza probabilmente rimane traumatizzato per molti anni e fatica a distinguere fra reati minori e maggiori. Il governo però non può pensare soltanto a recuperare chi è già in carcere.

Prima di pensarli detenuti bisogna evitare che ci diventino e dare lavoro ai giovani è il miglior modo per non farli cadere nella morsa della malavita che di questi tempi è “l’azienda” meglio organizzata.

Ultimamente il presidente del consiglio ha assicurato che a livello comunitario sono state prese iniziative per il lavoro e in particolare per quello giovanile. Auguriamoci che sia così. 

Si metta mano quindi al problema  della disoccupazione senza grandi proclami ma con i fatti. E per passare ai fatti oltre ai provvedimenti presi in sede comunitaria, che si spera producano effetti, bisogna fare una energica tosatura alla spesa pubblica che toglie ogni anno 800 miliardi alle casse statali.

Il parlamento, i ministeri, i consigli regionali, le province e tutto il sottobosco che fa capo a questi enti  sovraffollati e non sempre concludenti rappresentano una grossa fetta della spesa pubblica.

Non è più tempo di parrucchiere gratis per le teste onorevoli, di pagare l’assegno di residenza ai parlamentari che già risiedono a Roma, di pagare pochi spiccioli per pranzi onorevoli che costano al contribuente fior di quattrini.

Non è più tempo di fruire di onorevoli viaggi gratis.

Non se ne può più di sostenere strutture pubbliche che non producono ma che sono molto brave a rallentare o far abbandonare iniziative produttive a chi ha voglia di intraprendere.

Non ne possiamo più di liquidazioni esentasse per onorevoli bocciati.

E’ un oltraggio ai giovani disoccupati la liquidazione milionaria percepita da amministratori chiacchierati di aziende a preponderante partecipazione statale.

E’ altresì importante che le autorità preposte, nominate dal parlamento, mettano un freno alle compagnie di assicurazione che negli ultimi decenni hanno fatto lievitare i premi RCA del 245% e poi liquidano gli amministratori messi alla porta dal consiglio di amministrazione con 11 milioni di euro.

E non è da trascurare nemmeno l’operato delle banche che saccheggiano i nostri conti correnti con pretestuosi balzelli e poi liquidano i loro amministratori con 25 e 40 milioni di euro.

E’ vero che sono aziende private ma lo Stato non può permettere che tartassino senza alcun freno i già tartassati contribuenti.

Sicuramente questi provvedimenti non saranno sufficienti per abbattere il debito pubblico e permettere al governo di avere le risorse necessarie per sanare la disoccupazione giovanile.

Sarebbe però già un buon inizio e un bell’esempio per chi subisce la crisi più degli altri.

Fino a quando la politica, soprattutto quella che crede di essere votata alla difesa dei meno abbienti, non riacquisterà una propria dignità non troverà mai la forza di fare la voce grossa contro queste storture che amareggiano i cittadini onesti e spingono chi non ha lavoro ad intraprendere attività delinquenziali.

 

 


 

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