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Interviste. La lunga fuga di Nataliya: dall'Ucraina all'Abruzzo in macchina

Abbiamo intervistato la giovane Nataliya fuggita dall'ucraina con il proprio figlio di 4 anni all'indomani dell'inizio della guerra

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La guerra in Ucraina è iniziata da oltre cinquanta giorni ma continua a mostrare, davanti i nostri occhi, tutto l’orrore e la distruzione che i conflitti lasciano ogni volta dietro di sé. Ad oggi i rifugiati, secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, sono arrivati ad oltre 4 milioni e si tratta soprattutto di donne, bambini e anziani.

Ora ci sembra il momento più adatto, dopo le immagini della tragedia di Bucha, per raccontarvi la storia di Nataliya, una giovane ragazza ucraina, che è fuggita dal proprio Paese all’indomani dell’annuncio dell’invasione russa per raggiungere un piccolo borgo dell’Abruzzo dove vive da anni la madre, cittadina italiana.

La giovane ragazza è arrivata in Abruzzo a metà marzo, quando è stata accolta con gioia da tutta la comunità cittadina con in testa il sindaco e dalla dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo locale.

In un’intervista che abbiamo condotto qualche settimana fa, ma che pubblichiamo solo ora, Nataliya ci racconta il suo lungo viaggio attraverso i 2300 km percorsi fino qui. Lei ha vissuto in Italia dal 2001 fino al 2014 quando ha deciso di tornare nel suo paese d’origine dove aveva un centro estetico nella città di Khmelnitsky, nell’ovest dell’Ucraina, a circa 360 km da Kiev e 240 da Leopoli. Lì ha lasciato anche il marito che sta combattendo per difendere la propria nazione.

Iniziamo dalle prime ore dell’attacco russo. Allora Nataliya, - le abbiamo chiesto - qual è la stata la sua reazione alla notizia della guerra?

“Quando il 24 è iniziata la guerra, io spengo sempre la suoneria per la notte, la mattina mi sono svegliata alle 7 ed ho visto le mille chiamate da mia sorella, da mia mamma e dalle mie amiche. Ho cominciato a richiamare e mi hanno detto quello che è successo, che era iniziata la guerra. Ho subito preso un paio di vestiti di mio figlio, io ho un figlio di 4 anni, infine ho preso la macchina e sono partita.”

Quindi è partita subito? – incalziamo - Non ha avuto nessun tipo di dubbio, magari aspettare e vedere come evolveva la situazione?

No, ho preso i passaporti, mio e di mio figlio, e un paio di vestiti. Siamo partiti con la macchina solo due, perché padre è dovuto rimanere lì.

Però come sradicare all’improvviso un bambino così piccolo dal proprio mondo e dai propri affetti?! Non certo un compito facile per un genitore, per di più con poco tempo a disposizione per la fuga. Perciò indaghiamo: Cosa ha detto a suo figlio quando ha deciso di partire?

“Ho cercato di spiegarli tutto in maniera molto delicata, quindi lui è a conoscenza dell’inizio della guerra e dell’invasione russa, di Putin ecc… Dice che, quando crescerà, andrà a combattere anche lui contro la Russia.”

Ci auguriamo che la guerra sia finita per quando il piccolo sarà grande e che l’Ucraina sarà già tornata nuovamente ad essere terra di pace e di bellezze artistiche e naturali.

Nataliya ci racconti com’è stata l'attesa di attraversare il confine?

“Dura. Siamo stati in fila per 68 ore al confine; c’erano oltre 20 km di coda. Quando ho finito le scorte da mangiare, menomale che c’era la gente residente a donare cose per i bambini, zuppe, cibi caldi e i panini. Per questo devo dire proprio menomale. C’erano tanti volontari.  Poi vicino alla frontiera, i polacchi ci hanno aiutato tantissimo, soprattutto per quanto riguarda i bambini. Guardi la Polonia è stata proprio gentilissima.”

Mentre parla nella sua voce traspare proprio il sentimento di gratitudine verso i volontari incontrarti in quelle ore drammatiche. Poi ci facciamo raccontare il proseguo del loro viaggio.

“In Polonia c’è un parente del mio ex marito, che ci ha raggiunto alla frontiera quindi siamo andati a casa sua, a Varsavia. Io ho avuto dei problemi con la mia auto alla frontiera perché non mi si accendeva, quindi siamo rimasti tre giorni in Polonia ad aspettare che mi aggiustassero la macchina.

Dopodiché siamo partiti e siamo arrivati fino a Vienna, dove ho un’altra parente che ci ha ospitati per una notte. Il giorno dopo siamo ripartiti alle 9:00 dall’Austria per arrivare verso le 22:30 in Abruzzo. Ho fatto tutta una tirata con mio figlio. Qui c'è mia mamma, che è cittadina italiana, quindi sapevo già dall'inizio dove poter andare.

Il viaggio di madre e figlio, da Khmelnitsky al piccolo borgo della nostra regione, è durato 7 giorni durante i quali hanno percorso oltre 2300 km attraverso l’Europa dell’est. Un lungo tragitto certamente non privo di preoccupazioni per una madre che viaggia sola con il proprio bambino. Per questo abbiamo chiesto alla giovane ragazza quale siano state le sue preoccupazioni durante il viaggio oltre all’inconveniente dell’auto.

“Da quando sono partita da casa fino alla frontiera, - ci racconta - ho avuto così paura, soprattutto di notte. Perché per tre notti abbiamo dormito dentro l’auto. Ho avuto paura che cadesse una bomba e degli aerei.  Il primo giorno ci è volato un aereo militare proprio sopra la testa, facendo un grandissimo rumore. Mamma mia, pensavo che mi si fermasse il cuore.”

Queste parole testimoniano il grande coraggio di Nataliya, alla quale poi abbiamo chiesto cosa pensasse di fare ora in Italia e quale sia la sua prospettiva per il futuro.

“Guarda non lo so. Io spero che per il primo maggio questa storia sia finita e sarà solo un brutto sogno, perché lì ho il mio centro estetico. Sono un’estetista e lavoro per conto mio, ho la mia casa quindi io sto bene lì, sto bene lì. – lo ha ripetuto due volte -  Spero tanto che Dio mi aiuta, che possa ritrovare tutto quello che ho passato di là. Se no, iniziamo, iniziamo da capo una vita nuova qui. Comunque lo spero tanto che potrò ritornare.

C’era un misto tra nostalgia, tristezza e speranza nelle parole pronunciate della giovane estetista ucraina. Siamo quasi alla fine della nostra intervista. A questo punto naturalmente non potevamo non domandarle di ciò che lei ha lasciato in Ucraina, ossia il marito rimasto lì a difendere la propria libertà.

“Sta bene. – ci ha rilevato– Nella mia citta la situazione è diciamo tranquilla.”

La nostra intervista era arrivata al termine. Come ultima domanda abbiamo lasciato a lei la parola, qualora avesse avuto il desiderio di dire qualcosa a suo piacimento.

“Eh sì, -  ci ha risposto convintamente - voglio ringraziare il sindaco perché il bimbo già al secondo giorno, oggi, è andato a scuola. Questo per me è importante, che il bimbo sta bene.”

“E poi - infine aggiunge - volevo dire un’altra cosa. Cinque minuti fa è successo, proprio qui nella contrada dove abito, che è passato un signore con furgoncino a vendere le mozzarelle. Ho comprato una mozzarella di bufala, ho pagato e poi sono rimasta a parlare con delle persone. Ad un tratto il signore è ritornato, è corso da me, e mi ha ridato quei 3,5 € dicendomi ‘Oddio, non sapevo che sei ucraina, ti voglio offrire questa mozzarella’. Guarda da lacrime, guarda come siete buoni proprio. Quando parlo qui, con le persone italiane, hanno tutte le lacrime agli occhi. proprio così. Grazie, grazie, Grazie a tutti voi.”

Questo inaspettato aneddoto che ci racconta di un piccolo gesto di altruismo di un nostro connazionale verso Nataliya è il finale migliore per la nostra intervista. Siamo certi che la giovane ucraina e il suo bambino potranno avere certamente il miglior supporto possibile da tutta la comunità locale e non solo.

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