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Storia dei casinò in Italia

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I casinò in Italia hanno una lunga storia alle spalle, spesso condita di intrecci con l’arte, l’architettura e la cultura; in alcuni casi, questa storia prosegue, in altri è stata bruscamente interrotta per via di vicissitudini varie.

Se un tempo casinò e simili erano i luoghi deputati al gioco, oggi la possibilità di giocare con i casinò online ha cambiato i comportamenti delle persone, che non sono più obbligati a recarsi in uno dei diversi casinò del nostro paese per giocare: basta scaricare un’app per poter giocare da casa, seduti comodamente nel proprio divano, senza spostarsi: un’esperienza completamente diversa.

Il gioco fa parte dell’umanità dall’alba dei tempi e ha interessato le grandi civiltà che si sono succedute nel corso dei millenni. Per esempio, Greci e Romani conoscevano molto bene il gioco. In particolare, a Roma il gioco era diffuso in ogni classe e condizione sociale: patrizi, plebei, persino imperatori come Augusto, Nerone e Claudio, che addirittura scrisse un trattato sul gioco dei dadi, erano soliti giocare.

I giochi più diffusi a Roma erano Par/Impar, che consisteva nell’indovinare il numero di noci, ossicini o piccoli sassi nascosti in una mano chiusa, Capita Aut Navi, un antesignano del testa o croce così come lo conosciamo noi, e il gioco delle tesserae, ossia i dadi.

Nell’antica Roma, scommesse e giochi erano permessi soltanto durante i Saturnalia, feste religiose che si tenevano a dicembre. In realtà, il gioco era ovunque, ma nascosto, lontano dalla curiosità di sguardi indiscreti.

Anche durante il Medioevo il gioco era molto diffuso, più di quanto si possa comunemente pensare. Così come a Roma, era pratica comune di tutti gli strati sociali, tra dadi e carte. Non si poteva tuttavia giocare nelle case: piazze, logge, portici e mercati erano i luoghi deputati al gioco, insieme alle taverne e alle osterie. Intorno al 1300 si provò a regolamentare tempi e luoghi del gioco. 

Il casinò più antico del mondo: Venezia

Nel 1638 viene fondata la prima casa da gioco in Europa, nella Ca’ Vendramin, a Venezia. Chiamato anche “Ridotto di San Moisè”, per il ridotto pubblico che accoglieva, tra l’altro mascherato per non farsi riconoscere, il casinò di Venezia aveva già una storia alle spalle: la costruzione del Palazzo Loredan Vendramin Calergi che lo ospita cominciò nel 1481 e si concluse nel 1509. Autore del progetto, Mauro Condussi, architetto italiano originario di Bergamo. Tra gli affreschi, poi, sono presenti alcune opere del Giorgione.

Dopo diversi passaggi di mano, nel 1589 il palazzo passa a Vettor Calergi, che tra le sue stanze sposa Isabella Gritti. Fu proprio lui ad ampliare l’ala destra del palazzo, che da quel momento assunse la tipica struttura a L.
Altri passaggi di proprietà si succedettero fino al 1946, quando il Comune di Venezia acquistò il palazzo e ne fece la sede invernale del casinò. Tanti sono stati i personaggi storici che hanno visitato il Casinò di Venezia: impossibile non menzionare Giacomo Casanova, assiduo frequentatore di Palazzo Calergi, la cui storia di vita da avventuriero e innamorato delle donne è ben nota oltre i confini italici.

Dal 1999 Venezia ospita un altro casinò oltre quello storico di Ca’ Vendramin: il casinò di Ca’ Noghera ospita, così come il suo “fratello maggiore”, i più famosi giochi americani e francesi, slot machine e ovviamente spazi dedicati al poker Texas Hold’em.

 

Il Casinò di Sanremo, tra musica, cultura e gioco

Risale al 1905 la nascita del Casinò di Sanremo, famosissimo in patria e oltre. Il Comune rilevò la licenza da Villa La Sultana di Ospedaletti per farne una casa da gioco: il casinò fu costruito in stile Liberty dall’architetto francese Eugène Ferrer. Se durante la Belle Èpoque il Casinò di Sanremo visse un periodo florido, negli anni ‘30 divenne anche luogo di cultura e spettacolo, grazie alle consulenze di intellettuali come Pietro Mascagni, Luigi Pirandello e l’attrice Marta Abba e del poeta Francesco Pastonchi.

Dal 1951 al 1976,  il Salone delle Feste del casinò ha ospitato uno degli eventi più importanti dello spettacolo italiano: il Festival di Sanremo, la gara canora per antonomasia.

Casinò de la Vallée e Casinò di Campione d’Italia

Il Casinò di Saint Vincent, in Valle d’Aosta, conosciuto anche come il Casinò de la Vallée, è stato inaugurato nel 1921, sebbene la sua attività crebbe soprattutto a partire dal 1946 in poi fino ad arrivare agli anni ‘80, quando raggiunse il suo apice, comparendo anche in diversi film dell’epoca e toccando record di incassi e visitatori annui che la posero in cima alle classifiche dei casinò europei. Così come il Casinò di Sanremo, il Casinò di Saint Vincent ha giocato un ruolo di promozione culturale, anche e soprattutto su spinta della Regione della Valle D’Aosta. Esempio sono il Premio Saint-Vincent di Giornalismo, inaugurato nel 1948, e le Grolle d’oro del cinema italiano, la cui prima edizione risale al 1953.

Il Casinò di Campione d’Italia, infine, ha avuto un epilogo triste dopo quasi un secolo di storia, ma ci sono spiragli per il futuro. Fallito nel 2018, ha detenuto il record di essere il casinò più grande d’Europa. L’inaugurazione risale al lontano 1917: il casinò fu chiuso solo due anni dopo, nel 1919. Nel 1933 ha riaperto i battenti, e da lì in poi ha visto passare moltissime persone tra le sue sale. Nel 2007, accanto all’edificio storico, venne costruito una nuova struttura, progettata dall’architetto Mario Botta, una costruzione lussureggiante e visibile anche dal Lago di Lugano, ma mai troppo amata dal pubblico. Nel 2018, poi, il fallimento e la chiusura di uno dei casinò storici italiani. La buona notizia è a breve il casinò potrebbe riaprire i battenti.

Dunque, queste sono le storie dei principali casinò italiani, luoghi in cui il gioco si è intrecciata con la storia dell’architettura, della cultura e della musica italiana. Con il digitale e l’avvento del web, il casinò è entrato nelle case, o meglio negli smartphone e nei pc di tutti. Ma i casinò hanno un passato che, ovviamente, è interessante conoscere al di là del gioco in sé, ma come fatto culturale e di costume di un paese che ha ospitato e ospita ancora diverse case da gioco

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