3 + 3: tre quesiti, tre risposte. Spunti per cammini di consapevolezza - tappa n. 2. a cura del Dott. Davide Pagnoncelli

Intervista a Silvana Gambone di Monte Colombo (RN): la fortuna (forse), la forza interiore, la famiglia e la comunità

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 15/11/2021 in Costume e società da Francesca Ghezzani
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Francesca Ghezzani

Cari lettori e care lettrici, prosegue questa nuova rubrica tra me, Francesca Ghezzani, presente in veste di giornalista, e il Dottor Davide Pagnoncelli che nasce con l’obiettivo di stimolarvi periodicamente con spunti e/o con esperienze di vita intense, vitali e vivide.

Questa rubrica pone tematiche ad ampio raggio, sollecitando interrogativi sia a persone note che a persone meno note, perché non è la notorietà l’unico criterio per dialogare, argomentare ed essere maestri di vita per gli altri. E non intessa neppure che tipo di caratteristiche ha chi potrebbe offrirci dei contributi: importante metta a disposizione la propria esperienza su quanto gli viene chiesto. Sempre con estrema libertà e apertura mentale, cercando di imparare… sempre!

L’intento è di aiutarci e aiutare ad agire e a reagire contro l’inedia, la passività, il qualunquismo; a maggior ragione nell’attuale situazione molto critica per vari motivi.

Nella prima tappa il Dott. Davide Pagnoncelli e Alessandra Tucci avevano intervistato Vittorio Sgarbi, ora Silvana Gambone racconta la sua esperienza drammatica e dolorosa, però con risvolti proficui e molto costruttivi.

1. Racconti brevemente Silvana il dramma che hai vissuto?

L’11 agosto 2020 ho subito un terribile incidente: la mia automobile è letteralmente volata oltre 25 metri dal punto dello schianto e, mente mi rendevo conto che stavo precipitando, mi sono passate davanti agli occhi le immagini dei momenti più salienti del mio passato. Ho rivisto mia mamma da giovane che mi teneva tra le sue braccia, ho rivisto me da piccola china sul prato alla ricerca dei miei amati quadrifogli, il mio matrimonio, mio figlio appena nato attaccato al seno e altri meravigliosi frammenti del mio passato… Forse sarà stato per il fatto che qualche mese prima avevo letto il libro “La vita oltre la vita”, ma in quel frangente ho pensato davvero di morire e sono svenuta. Appena ho riaperto gli occhi mi sono uscite di getto queste parole: “Grazie a Dio sono viva!”

Le conseguenze subìte sono state la frattura della clavicola e molteplici contusioni ed escoriazioni diffuse su tutto il corpo causate anche dai pezzi di vetri rotti che mi erano entrati nelle gambe. Mi hanno detto che sono stata estratta dal finestrino posteriore perché la mia auto si era “accappottata” e nel piombare a terra si era accartocciata su se stessa e le portiere non si potevano aprire.

Ho subìto un intervento molto complicato e mi è stata pure inserita una barra di 14 centimetri per stabilizzare la clavicola e, pertanto, mi sono ritrovata completamente bloccata senza poter più adempiere alle cose che ritenevo scontate, come per esempio lavarsi, pettinarsi e cucinare. Praticamente non potevo fare più nulla né per me, né per la mia famiglia.

2. Cosa e chi ti ha aiutato ad affrontare il dolore, la paura e anche l’incertezza logorante nei successivi lunghissimi mesi di interventi e di terapie?

Fortunatamente abito da circa 21 anni in un condominio di dieci famiglie, siamo sempre andati d’accordo e ci siamo sempre aiutati reciprocamente. Appena tornata a casa, dopo l’intervento chirurgico, c’è stata una gara di solidarietà e tutte le mie vicine di casa si sono organizzate per offrirmi aiuto. Non potendo alzarmi dal letto da sola, mio marito ha avuto la brillante idea di lasciare la chiave del cancelletto d’entrata nella cassetta postale e le chiavi di casa appese al portone per far sì che le mie vicine potessero entrare ad aiutarmi senza che io mi alzassi dal letto. Questa è la cosa più bella che ricordo di questa brutta esperienza: più volte mi è capitato di svegliarmi con il rumore dell’aspirapolvere che girava per casa e, non sapendo quale delle mie vicine fosse entrata, io chiedessi: “Chi sei? Chi c’è con me?” A volte era Tomassina, altre Francesca, altre ancora Rita, Enza e Patrizia oppure tante altre che sarebbe lungo nominare e che mi hanno aiutato nonostante i loro impegni.

Ogni volta che ringraziavo per quanto mi veniva offerto, la risposta era sempre la stessa: “Accetta Silvana, tu lo faresti per me e io lo faccio per te!”

3. Che messaggio desideri lasciare a chi sta affrontando momenti di dolore, di paura o anche a tutti coloro che potranno affrontare momenti drammatici?

Il messaggio che vorrei dare a chi ha affrontato, sta affrontando o potrà purtroppo affrontare prove simili così drammatiche è quello di seminare il bene, di imparare a essere comprensivi e tolleranti e di tener sempre presente che ciò che si semina si raccoglie.

C’è ben poco da aggiungere, parlano i fatti! Le persone autentiche e di cuore si notano nelle difficoltà e nei drammi. Direi di più: le tragedie, i lutti e le malattie fanno emergere quanto una ha già dentro (quanto ha già “seminato”, direbbe Silvana): se uno è delinquente, farà soldi e approfitterà della gente anche nelle tragedie; se uno è scialbo dentro, mostrerà apatia e insipidità emotiva o menefreghismo; ma se uno è “persona di cuore”, lo diventerà maggiormente in occasione di qualunque difficoltà o tragedia.

Un proverbio popolare recita: “Se uno è ratto, non è gatto!”

A buon intenditor poche parole… e buona semina a tutti!

 

Davide Pagnoncelli è Psicologo e Psicoterapeuta, formato in Teatroterapia e in Arteterapia. Oltre all’attività clinica, ha un’esperienza ventennale nell’ambito della psicologia scolastica come responsabile di un originale Servizio Psicologico di sistema.  Egli si definisce “allargacervelli” (non più “strizzacervelli”) perché il suo cervello e quello altrui preferisce allargarlo, ampliando prospettive. Ha scritto il libro “Figli felici a scuola”, Bruno Editore, Roma 2018. In particolare è impegnato in progetti pilota per approfondire il rapporto tra le varie forme di arte, in particolare la poesia, con la psicologia e con la psicoanalisi. In tal senso ha ideato nuovi progetti denominati Art Artist Therapy (AATH): un altro modo di gustare e di rivivere la personalità, l’intelligenza emotiva e il percorso creativo dell’artista connesso alle produzioni artistiche. Email: allargacervelli@gmail.com

 

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