La Mivar chiude definitivamente, il patron: «Affitto gratis a chi assume 1.200 dipendenti»

La storica azienda ha iniziato a l'attività nel 1945

pubblicato il 07/03/2014 in Attualità da a cura della redazione
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Vichi all'interno della sua azienda

Una storia iniziata nel lontano 1945 e che si conclude oggi con la chiusura definitiva dello stabilimento di Abbiategrasso. È quella della Mivar, storica azienda italiana produttrice di televisori, l'unica del settore tutta nostrana.

Una storia che è cambiata quando la concorrenza dei colossi asiatici è diventata via via più opprimente fino a prendere il sopravvento sui tempi d'oro quando oltre novecento operai producevano 5.460 televisori al giorno, un milione l'anno.
Il patron della Mivar, Carlo Vichi, 90 anni, con i risparmi di una vita ha realizzato un altro immenso stabilimento a poca distanza da quello storico. Non aveva però fatto i conti con la dura legge del mercato e quei 120mila metri quadri su due piani sono rimasti inutilizzati. Vichi, però, ha continuato a tener pulito lo stabilimento in attesa che qualcosa cambiasse. C'è tutto: parcheggi, sala mensa enorme, presidio medico ecc. 

Oggi, quando tutto sembra finito, Vichi lancia un'ultima proposta: «Offro gratis la fabbrica inutilizzata a chi si impegna a venire in Italia a costruire televisori assumendo 1.200 persone». 
Nelle sue parole c'è tutta l'amarezza di chi per anni ha investito milioni per realizzare un impianto moderno con la speranza di rilanciare l'occupazione, poi mai inaugurato né usato. Vichi non ha mai perso la speranza e per 10 anni - da quando è terminata la sua realizzazione - ha continuato a pagare le tasse sull'immobile.

Oggi, la gloriosa storia della Mivar è finita. Gli operai - in maggioranza donne - andandosene hanno lasciato una propria firma ricordo per l'imprenditore su un televisore in un forte momento di commozione generale. 
La storia dell'utlima giornata è stata documentata dal giornalista Domenico Iannacone, per la serie Dieci comandamenti in onda stasera su Rai 3 (ore 23.15).

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