E così stamane avremo il decreto cosiddetto "salva Roma". È inevitabile per non gettare la capitale d'Italia nel buco nero del fallimento economico. Ma non è un rimedio a lungo termine: senza una vera e propria rivoluzione nell'amministrazione del Campidoglio, all'insegna dell'efficienza, il problema si ripresenterà fra breve e ci sarà bisogno di un altro salvataggio a fondo perduto.
Insomma, questo decreto è la vittoria di nessuno. Non del sindaco Marino che dovrebbe distinguersi in tutto dai suoi predecessori e invece non ci riesce nemmeno nei toni. Non del premier Renzi che si trova a mettere la firma su un decreto che risulta quasi estorto e che lui, se potesse, mai è poi mai vorrebbe approvare. E senza dubbio non dei sindaci nel loro complesso.
Si è fatta molta retorica sulla carica innovativa degli amministratori comunali, a cui appartiene Marino e da cui proviene Renzi. In realtà non è così: ognuno ha i suoi problemi, anche gravi, e la "primavera dei sindaci" sembra proprio un'illusione.

