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CINEMA E FILOSOFIA:UNA RELAZIONE POSSIBILE

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( Angelo Antonucci) I cineasti, affermava Gilles Deleuze, «sono paragonabili a pensatori, più che ad artisti. Essi pensano, infatti, con immagini-movimento e con immagini-tempo, invece che con concetti». Deleuze, una delle figure più originali e importanti della filosofia francese del secondo dopoguerra, sottolineava così che il cinema non è soltanto una forma di arte (l’ottava Musa, come tante volte si è affermato), e meno ancora solamente una forma di intrattenimento. Esso è piuttosto un modo per esprimere un “pensiero”, anche se mediante una forma diversa da quella nella quale tradizionalmente si articola il discorso filosofico. Di conseguenza, cinema e filosofia non rappresentano attività distinte, né ancor meno opposte l’una all’altra, visto che entrambe sono manifestazioni dell’attività del pensare, l’una mediante le immagini, l’altra attraverso i concetti.

L’autore francese riprendeva quanto era già stato espresso in un importante passaggio del “dittico” sul cinema, allorché egli aveva sostenuto che, in opere cinematografiche come quelle realizzate a partire dal secondo dopoguerra, «vediamo anzitutto il tempo, delle falde di tempo, un’immagine-tempo diretta. Il che non vuol dire che il movimento sia cessato, ma il rapporto tra il movimento e il tempo si è rovesciato. Il tempo non è più il risultato della composizione delle immagini-movimento (montaggio), è viceversa il movimento che consegue dal tempo».

Da questo punto di vista riflettere su pellicole come “2001: Odissea nello spazio”, “Shining” o il più recente “Eyes Wide Shut”, consente di capire le sottili e ostiche metafore sulla psiche umana portate sullo schermo dal geniale regista americano. Un altro importante problema posto dal cinema è quello del rapporto tra finzione e realtà . Questo argomento è quanto mai attuale visto che nelle sale cinematografiche, dopo i successi del regista statunitense Michael Moore, è un proliferare di documentari perlopiù di denuncia nei confronti del potere politico e economico.

Il cinema può essere considerato un ”testo” ricchissimo di temi e motivi propriamente filosofici. Lo dimostra Umberto Curi analizzando alcuni dei grandi film comparsi negli ultimi vent’anni, da La messa è finita a Nove settimane e mezzo, da Adele H. a Eyes Wide Shut: a partire da temi come l’amore, la guerra, il potere, il tempo, la memoria, l’analisi filosofica mette in evidenza come il cinema riesca nell’impresa straordinaria di rendere visibile l’intelligibile, di tradurre il pensiero in immagini.

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