L'ONU. Algeria è responsabile nel bruciare vivi due saharawi nei campi di Tindouf

È una tendenza più generale di violazioni sistematiche contro i saharawi. Le loro famiglie temono ritorsioni a causa dell'uso eccessivo della forza dai militari algerini

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 07/04/2021 in Attualità da Belkassem Yassine
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Belkassem Yassine
Campi di Tindouf in Algeria

L'ONU. Algeria è responsabile dell'assassinio militare di due saharawi nei campi di Tindouf 

 

L'Organisazione delle Nazioni Unite, nell'ambito della sua azione circa il caso dell'assassinio di Moha Ould Hamdi Ould Suelem e Ali Idrissi, giovani saharawi bruciati vivi con benzina nei campi di Tindouf e in seguito alla denuncia presentata dalla Relatrice Speciale sulle Esecuzioni extragiudiziali, il Consiglio dei Diritti dell'uomo ha inviato all'Algeria una comunicazione urgente. 

La nuova comunicazione dell'ONU che riprende la maggior parte delle accuse mosse dalla famiglia delle vittime contro il governo algerino e dalle Procedure speciali in questione dichiara che: "Le violazioni sembrano rientrare in una tendenza più generale di violazioni sistematiche commesse dalle forze di sicurezza algerine contro i rifugiati saharawi", oltre che 

"le famiglie dei rifugiati saharawi temono ritorsioni a causa dell'uso eccessivo della forza da parte delle forze di sicurezza algerine". Quindi, "l'Algeria deve indagare sugli abusi e le violazioni dei diritti umani nei campi di Tindouf, in quanto i presunti abusi si sono verificati sul territorio algerino e quindi rientrano nella sua giurisdizione territoriale". 

Le dichiarazioni dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani condannano senza mezze parole la responsabilità dell'Algeria per le violazioni dei diritti umani commesse nei campi di Tindouf. 

Da ricordare che il caso dei due saharawi bruciati vivi a Tindouf dai soldati dell’esercito algerino lo scorso ottobre è stato portato davanti anche in occasione della 46a sessione del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite. 

Il dramma si è verificato lo scorso ottobre quando i ricercatori d’oro saharawi sono stati sorpresi da una pattuglia armata algerina nei pressi di un campo a sud della città Uinet Bellakraa. Alcuni sono riusciti a fuggire mentre per le due vittime non c’è stato scampo e sono rimaste intrappolate nella fossa. 

L'assassinio e il tentativo di uccidere i saharawi da parte dei Kalashnikov dell'esercito  algerino continuano ancora, infatti, il 30 marzo scorso, una  pattuglia dell'esercito algerino ha attaccato altri minatori di oro saharawi che vivono in un altro campo di Dakhla, rivela e denuncia l'Associazione Sahrawi per la difesa dei diritti dell'uomo. Il bilancio era di tre feriti di varia gravità. Il ferito più grave si chiama Fadili Bahi, che attualmente si trova in un ospedale della città di Tindouf, secondo la stessa ONG.

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