"Paesaggi tuturanesi", la zona delle piante "miracolose": la "Scorzonara"

Notizie Nazionali alla scoperta del "mistero" del toponimo "Scorzonara" e di una pianta che serviva per curare il morso dei serpenti e il morbo della peste. Ci recheremo anche in località Le Forche.

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 03/04/2021 in Attualità da Federico Sanapo
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Federico Sanapo

Bentornati alla rassegna “Paesaggi tuturanesi” su Notizie Nazionali. Ormai il nostro è un appuntamento fisso, che ci sta portando a scoprire tantissimi segreti della frazione brindisina di Tuturano, lembo di terra che si estende tra Brindisi e la costa sud. Un territorio vasto, fatto di boschi, natura selvaggia e campagne infinite. Un territorio dove nel corso dei secoli si sono insediate tantissime popolazioni. Nelle scorse puntate abbiamo potuto scoprire i Longobardi, ma anche i Bizantini, che hanno permeato la cultura del territorio di Tuturano. Siamo andati al “limes” bizantino partendo proprio da Tuturano e percorrendo una antica via. Adesso la nostra attenzione si sposta al confine sud, verso San Pietro Vernotico, per poi inoltrarci in quella che è la bellissima e selvaggia costa che da Cerano conduce a Campo di Mare. La nostra avventura è però solo agli inizi. E' il mese di aprile, e quasi tutta Italia è in lockdown a causa della pandemia provocata dal Covid-19, questa malattia che sta provocando tantissimi morti e contagi in tutto il mondo. Ma noi di Notizie Nazionali abbiamo deciso di continuare questo grande viaggio. In una giornata di fine marzo, quindi, decidiamo di riprendere le nostre biciclette e andare verso San Pietro Vernotico, al confine con il “feudo” tuturanese. Siamo infatti determinati a risolvere un mistero: quello della zona della “Scorsonara” e del suo nome. Da qui poi procederemo verso masseria Le Forche, quasi alle porte di San Pietro. Sarà un viaggio affascinante.

Nella precedente puntata abbiamo parlato delle masserie Bardi Vecchi e Nuovi, scoprendo di come questo toponimo potrebbe anche essere riferito ai Longobardi, ma anche a qualche postazione difensiva che si trovava nelle vicinanze. Per la nostra nuova esplorazione riprendiamo la vecchia strada per San Pietro Vernotico, inoltrandoci nella campagna, di fronte al bivio del campo sportivo. Pedaliamo in un pomeriggio assolato. La primavera scoppia tutto intorno a noi. I campi di grano sono più verdi che mai, alcuni uccelli ci attraversano la strada a pelo di asfalto. Più in là un gruppo di poiane volteggia nel cielo a caccia di prede. In lontananza si sente anche lui: il falco pellegrino. Passiamo davanti a masseria Bardi Vecchi, per poi proseguire per circa un chilometro e mezzo, quando all'improvviso sulla sinistra vediamo una casetta abbandonata. Ed è proprio questa casetta abbandonata la nostra prima meta di questo nuovo viaggio di “Paesaggi tuturanesi”. Si, pare proprio sia lei, masseria Scorsonara.

Su questa zona molte se ne sono dette nel corso degli anni. C'è chi pensa che il nome deriverebbe dalla presenza degli “scursuni” ovvero nel dialetto locale le bisce nere, serpenti innocui che scappano alla vista degli esseri umani. Abbiamo voluto però approfondire la questione, in quanto la storia dei soli serpenti non tornava. Il nome stesso, Scorsonara, fa pensare a qualcosa di antico, comunque una parola che non è certamente moderna. Nel corso del nostro viaggio attraverso le bellezze tuturanesi abbiamo imparato che il dialetto locale conserva termini molto antichi, retaggio di quel lontano passato che ha interessato la frazione brindisina. Le lingue dialettali, infatti, non si creano a caso, ma derivano dai linguaggi parlati una volta dalla popolazione locale: per quanto riguarda Tuturano il greco-albanese sembra farla da padrone, ma non solo. Prima di soffermarci sulla struttura della masseria, oggi praticamente ridotta ad un rudere, facciamo il punto sul termine Scorsonara.

Il termine “scorzonera” lo si ritrova nel Vocabolario Siciliano del Piccitto-Tropea, che a tale voce riferisce che la “scorzonera” è una pianta erbacea della famiglia Ombrellifere ed è dotata di una radice amara e biancastra, commestibile per gli umani. Le sorprese sono appena iniziate. Difatti, tale pianta, nel Medioevo, era molto conosciuta per combattere i morsi dei serpenti, in particolare delle vipere e del “Biacco”, praticamente la biscia nera o “scurzone” conosciuto comunemente anche in Salento. La specie della “scurzunera hispanica” era utilizzata anche per curare il morbo della peste, che durante il 1.300 afflisse l'Europa. Il termine in questione è molto noto nella zona di Palermo, per cui il termine potrebbe derivare proprio da questa zona d'Italia, molto probabilmente importato dagli Arabi. Ma perché questo termine lo ritroviamo a Tuturano? La risposta ce la dà direttamente la zona in cui è situata la masseria, proprio nei pressi di un canale. E non si tratta neanche di un corso d'acqua a caso. A poche centinaia di metri da masseria Scorsonara passa difatti il Canale Siedi, uno dei corsi d'acqua più noti della zona, forse identificabile con l'antico corso principale del ruscello Sicimonum, noto dalla carte medievali in cui il Conte Goffredo Conte di Conversano e sua moglie Sichelgaita, donano il “vicus Tuturanii” alle monache benedettine di Brindisi. Raggiungiamo quindi il canale. La scena che ci troviamo davanti non è delle migliori, in quanto lungo gli argini sono gettati rifiuti di ogni tipo, così come anche nel canale. Nel letto scorre però ancora acqua, nonostante gli incivili continuino a gettare di tutto. Il Canale Siedi da qui prosegue dritto per diversi chilometri verso est, fino a raggiungere la costa e immettersi nel bosco di Cerano, sfociando in località Belvedere, proprio ai piedi della centrale Enel “Federico II”. Nella zona della Scorsonara si possono vedere ancor alte canne di palude che crescono intorno al corso d'acqua, segno palese che la zona è fertilissima. Proprio vicino al Siedi crescono delle piantagioni di uliveti, che si estendono a macchia d'olio sia a est che ad ovest.

Concludendo il nostro primo excursus sulla Scorsonara possiamo ipotizzare che nella zona, almeno in passato, potesse cresce in maniera abbondante la pianta in questione citata dal Vocabolario Siciliano. La stessa potrebbe essere anche stata coltivata dagli antichi tuturanesi (vista la vicinanza con un corso d'acqua), che avrebbero potuto usarla anche come protezione dai morsi dei serpenti. Ricordiamo che Tuturano, fino a non molto tempo addietro, era circondata da una vasta foresta con alberi da sughero. Ancora oggi nel sottobosco, come abbiamo imparato nella puntata in cui vi abbiamo parlato di parco Colemi e Santa Teresa, si nascondono specie di serpenti innocui e rari, come il colubro leopardino, ma anche di più pericolosi, come la vipera e gli stessi “scorzoni”, il cui morso, anche se non inietta veleno, è piuttosto doloroso.

La struttura di masseria Scorsonara si presenta oggi in stato di totale abbandono, come già detto. Il fabbricato è di forma rettangolare. Gli ingressi sono tutti sfondati, e all'immobile si accede per una stradina laterale. Intorno alla struttura ci sono grossi pezzi di cemento e materiale abbandonato, segno che la zona è utilizzata anche come discarica. Ci colpisce in modo particolare il tetto della masseria, che è praticamente quasi crollato del tutto. Dal soffitto penzolano pericolosi massi cementizi, che sicuramente non tarderanno a cadere al suolo. L'interno è pieno di spazzatura e materiale edile, mentre in una stanza sono riposti tubi per l'irrigazione agricola ormai in disuso e vari sacchi. Sicuramente una situazione non ideale per un immobile che pare comunque molto antico, visto che almeno fino ad 80 anni addietro risulta che all'interno ci abitassero persone, così come da informazioni raccolte in paese. La struttura deve avere almeno un centinaio di anni. Poco prima di arrivare alla masseria, quasi poggiate su un ulivo a destra della carreggiata, notiamo due colonne, segno che lì ci doveva essere l'ingresso alla proprietà.

Da masseria Scorsonara e dal Canale Siedi proseguiamo la nostra avventura fin quasi alle soglie di San Pietro Vernotico. Per strada incontriamo diverse persone mentre praticano attività sportiva, chi ciclismo e chi corsa. Dopo qualche minuto davanti a noi si stagliano degli alberi di eucalipto. Siamo arrivati a masseria Le Forche. Anche questo un toponimo che pare avere origini antichissime. Il topnimo “forca”, in geografia, indica un valico che si trova nelle montagne, ma nel territorio di Tuturano, come è noto, non ci sono montagne. Il termine potrebbe derivare in effetti dal vero e proprio attrezzo della forca, che nel Medioevo serviva per smuovere il grano, ma anche come arma per difendersi e per attaccare eventuali nemici. La forca era usata durante le rivolte contadine dalla gente povera, in quanto di questi attrezzi se ne trovavano in abbondanza. Anche oggi alcune volte è utilizzata in agricoltura. L'attrezzo è composto da un palo verticale al cui termine ci sono 2 o più denti detti “rebbi”. Ma la forca non è solo questo. Infatti con questo termine nel Medioevo veniva indicato uno strumento che serviva per l'impiccagione, costituito da due pali verticali che ne sostengono un terzo posto in orizzontale. Qui i condannati venivano appesi al capestro, che pendeva dal palo orizzontale. Sicuramente non è questo il caso del toponimo di masseria Le Forche, che potrebbe indicare proprio gli attrezzi dei contadini, visto che siamo in una zona dove si coltiva ancora oggi il grano.

Questa masseria pare però utilizzata, anche se poco, in tempi moderni. Tutto intorno al terreno di pertinenza dell'immobile corre del filo spinato, mentre all'ingresso ci sono due pali di metallo con un fil di ferro che corre da entrambi i lati. Un bel muretto a secco la fa da padrone all'ingresso della masseria. Anche qui non certamente una grande struttura. L'immobile ha forma quadrata, ed è composto da una sola stanza. Decidiamo di entrare nella zona del cortile e di esplorarla. La struttura risulta vuota, non c'è assolutamente nulla all'interno. Quello che ci colpisce è un bellissimo pozzo di pietra che si trova nel giardino. Tale struttura, di certo molto antica, ha ancora sulla sommità una trave di legno a cui si legava il secchio e lo si faceva scendere giù. Nel pozzo c'è ancora acqua, per cui la falda è ancora viva. Sulla struttura del pozzo si intravedono dei piccoli fori, su cui in passato dovevano essere issati i pali che sostenevano il telaio a cui era legata la carrucola. A sinistra del pozzo, c'è una particolare struttura quadrata con dei gradini, molto probabilmente una specie di piccola cisterna. Alla base del pozzo ci sono due piccoli fori e al centro due scanalature. Una struttura davvero particolare che merita attenzione. Dopo aver fatto qualche altra foto al bellissimo giardino alberato, usciamo nuovamente fuori, su un sentiero a sinistra, lì dove abbiamo parcheggiato le nostre mountain bike. E' primavera. Il sole tramonta più tardi, per cui c'è ancora il tempo per un altro giro, prima di dover rientrare. Ci fermiamo a fotografare un bellissimo albero di ulivo sulla strada. Lasciamo quindi masserie Le Forche alle nostre spalle e procediamo nuovamente in direzione Tuturano.

Per oggi la nostra avventura finisce qui, ma anche in questo breve e intenso viaggio abbiamo scoperto cose che la maggior parte della popolazione tuturanese non conosceva. Nella prossima puntata saremo ancora nella zona sud di Tuturano. Vi poteremo a scoprire la zona denominata Gaeta, la “Gayti” citata nei documenti medievali. Anche qui cercheremo di decifrare da dove arriva il toponimo in questione, poi ci sposteremo a masseria Marciadare e da qui fino alla località Radamessa e Madonna di Loreto. Un viaggio affascinante che ci porterà a scoprire tantissimi altri segreti di Tuturano. A sabato prossimo quindi con “Paesaggi tuturanesi” su Notizie Nazionali.

 

ITINERARIO TUTURANO- SCORSONARA-LE FORCHE

Per raggiungere la zona di masseria Scorsonara e Le Forche bisogna prendere il bivio su via Colemi, ovvero la vecchia strada provinciale che conduce a San Pietro Vernotico. Da qui bisogna proseguire dritto, una volta superata masseria Bardi Vecchi c'è una curva a sinistra e poi subito dopo una a destra. Vedrete davanti a voi un grosso albero di pino marittimo. Masseria Scorsonara e praticamente quella casina che vedete immediatamente alla vostra sinistra. Potete fare una sosta per respirare l'aria pura della campagna ed esplorare la zona circostante. Da qui, per raggiungere masseria Le Forche, bisogna camminare per una decina di minuti e passare il canale Siedi vicino a masseria Scorsonara. Dopo aver superato un paio di campi pieni di pannelli fotovoltaici ecco apparire davanti a noi gli eucalipti di masseria Le Forche. L'immobile è alla vostra destra. Cercate un luogo per parcheggiare le bici, e cominciare ad esplorare la zona circostante. Gli alberi del giardino della masseria formano quasi un piccolo boschetto, per cui ci si può riparare all'ombra, stando comunque attenti a non invadere l'area della proprietà privata. Davanti a voi potrete vedere stagliarsi due enormi pale eoliche. Da qui, per tornare a Tuturano, basta seguire la strada in senso contrario e sbucare quindi davanti al campo sportivo. Un itinerario, quest'ultimo, che se armati di pazienza e curiosità, visto che la strada non è pericolosa, si può compiere anche a piedi. Un autentico pellegrinaggio nella storia più intima della frazione di Tuturano.

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