"Paesaggi tuturanesi", il bosco Colemi e l'accampamento militare della Fanteria "Piceno"

Seconda puntata della rassegna che mira a scoprire la storia e le bellezze della frazione brindisina. Notizie Nazionali anche alla masseria Colemi per svelare la millenaria storia di una zona di Tuturano.

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 20/02/2021 in Attualità da Federico Sanapo
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Federico Sanapo

Torna la nostra rassegna “Paesaggi tuturanesi”. Prima di questo nuovo viaggio, la redazione di Notizie Nazionali vuole ringraziare tutti i suoi lettori per l'ampio successo ottenuto dal primo articolo in cui si illustrava la storia della masseria Santa Teresa (qui il link https://www.notizienazionali.it/notizie/attualita/28466/paesaggi-tuturanesi-la-masseria-santa-teresa--l-eccidio-dei-briganti-e-i-presunti-fantasmi). Un successo davvero inaspettato, e che ci ha colto di sorpresa. L'articolo ha valicato anche i confini provinciali, ne hanno parlato anche alcune pagine Facebook che si occupano di storia e archeologia, e questo è un fatto che ci rende orgogliosi del lavoro che abbiamo fatto. E che continueremo sicuramente a fare.

Nella puntata di oggi vi porteremo a scoprire l'area del bosco Colemi e della vicina masseria. Ma non è tutto perchè vi sveleremo tanti altri segreti su questi due posti. Tutti conosciamo a Tuturano il bosco, meglio note come il “boschetto”. Forse però pochi sanno che anche quella che abbiamo nella piccola frazione è una rarità, una delle tante di questa zona. Quel bosco di qualche decina di ettari che noi vediamo ora, altro non è che il residuo di una grande foresta di querce da sughero che un tempo ricopriva tutta la zona intorno a Tuturano. L'area verde è molto antica, e ricade nel feudo di Valerano, antico casale medioevale che si trovava in direzione Mesagne e che presto andremo anche a scoprire. Tuturano e Valerano furono donati alle monache benedettine di Brindisi nel 1.107 dal conte Goffredo di Conversano e da sua moglie, la contessa Sichelgaida. Questi due personaggi hanno avuto una grande influenza nella nostra frazione.

La foresta da sughero forniva enormi risorse alla frazione, e da questo si può capire anche la stessa ubicazione di Tuturano, che si trova tra un canale e l'area boschiva che oggi si trova poco fuori l'abitato. In realtà dobbiamo pensare al paese, come ad un villaggio in cui tutto attorno si sviluppava l'imponente foresta, con grandi e ampie distese per coltivare i campi. Ma non è tutto: come si diceva il canale è antico. Quello che comunemente viene chiamato “lu canali di la bonifica”, altro non è che un affluente del più importante e altresì torrente che era chiamato Sicimonum, oggi identificabile con il canale “Siedi” che attraversa il bosco di Cerano. La maggior parte dei canali che vediamo infatti nelle nostre campagne sono molto antichi, retaggio anche di quella palude che un tempo ricopriva le campagne della frazione. Il canale che passa vicino al bosco Colemi viene chiamato "Foggia di Rau". 

Tutti i tuturanesi sono abituati a percorrere i sentieri del bosco Colemi, forse non sapendo che anche quelle stradine del parco hanno una storia. Una storia che risale alla Seconda Guerra Mondiale, allorquando le truppe italiane della Prima Divisione Fanteria “Piceno” decisero di accamparsi proprio all'interno del bosco Colemi. Lo si rileva da alcuni documenti storici conservati negli archivi e che si possono trovare anche sul web. Nel bosco Colemi le truppe italiane avevano allestito il loro campo, e qui i soldati attendevano di potersi imbarcare per la Grecia e o l'Albania. Si badi bene, l'accampamento non era piccolo: poteva ospitare due-tremila soldati per volta. I tuturanesi, almeno i più anziani, ricordano quei momenti. Dal bosco i soldati riuscivano a raggiungere la vicina Brindisi in circa un'ora e mezza di strada a piedi, dove erano allestiti dei dispacci per l'imbarco. La “Piceno” fu la prima divisione a passare sotto il comando dell'Esercito Cobelligerante Italiano del Regno del Sud, che aveva anche il compito di proteggere Re Vittorio Emanuele III in fuga da Roma, che come è noto si rifugiò a Brindisi.

E di questa storia ne esistono ancora le tracce. Adesso è il momento di addentrarci nel bosco. Arrivati nell'area verde notiamo subito con piacere che la staccionata in legno è stata rifatta nuova di zecca, e questo impedirà sicuramente a qualche bontempone di entrare con la macchina o con i mezzi a motore, anche se dalla parte situato di fronte a masseria Santa Teresa i veicoli, purtroppo, ci entrano ancora. Bisognerebbe chiudere anche l'altra zona. I veicoli lì si può lasciare tranquillamente fuori al bosco.

Percorriamo i sentieri interni al bosco, dove oggi ci sono degli enormi alberi che sono stati abbattuti, questo per una questione di sicurezza in quanto molti di loro erano pericolanti. Dopo poco tempo imbocchiamo un sentiero che si inoltra nell'antica foresta. Siamo in bicicletta, per cui nel pieno rispetto dell'ambiente, raggiungiamo una radura in fondo a quella che viene chiamata la “grotta azzurra”. Ovviamente nel bosco non ci sono grotte: si tratta di una zona dell'area verde in cui gli alberi sono talmente tanto fitti edove nelle giornate serene il sole filtra a malapena. Ed è qui che decidiamo di iniziare una profonda esplorazione nel bosco Colemi, stando attenti a dove mettiamo i piedi. Non è infatti raro passare davanti a qualche tana di tasso o di volpe, due delle specie animali presenti all'interno dell'area verde. Insieme a questi sono presenti anche altri animali, tra cui alcuni dei quali molto particolari. Volete proprio sapere chi siano giusto?

Il bosco Colemi, dobbiamo dire, è inserito in quella che è un'ampia riserva naturale protetta dalla Regione Puglia denominata “Bosco di Santa Teresa e dei Lucci”. Si tratta di un Sic, sito di interesse comunitario. Nell'area, e anche quindi a bosco Colemi, trovano casa animali molto particolari. Partiamo dal raro, bellissimo e soprattutto innocuo colubro leopardino. Si tratta di un serpente non velenoso, riconoscibile dal capo stretto e slanciato. Il corpo è coperto da macchie bordate di rosso e marrone, bordare di nero sul dorso. Raramente gli esemplari di questa specie hanno una fila di macchie scure sui fianchi.

Un altro abitante del bosco è la cosiddetta “biscia dal collare”, o “natrice dal collare”. Si tratta sempre di un serpente, e sempre innocuo, riconoscibile dalla sua forma slanciata e sottile. Sulla testa ha una macchia gialla che copre tutta la circonferenza del capo, da cui deve appunto il nome. Questi esemplari sono gradi nuotatori e predano anche pesci e tritoni, ma solitamente si nutrono di piccoli roditori e insetti. Durante l'inverno vanno in letargo.

E poi c'è un altro abitante nel parco Colemi. Si tratta del Cervone, uno dei serpenti più lunghi d'Europa, che può raggiungere lunghezze superiori ai due metri. Inutile dire che anche costui è assolutamente innocuo. Se però vi inoltrate nel sottobosco date un'occhiata sui rami degli alberi, specie in estate, in quanto questo serpente è noto per arrampicarsi sugli alberi in modo da catturare le sue prede, tra cui sono inclusi gli scoiattoli. Nel bosco Colemi non c'è traccia di scoiattoli anche se è possibile avvistarli nel vicino bosco di Santa Teresa, che rispetto a quello di Colemi è rimasto in gran parte inalterato. E si perché come si diceva a Colemi la mano dell'uomo si è fatta sentire. Le tracce della storia che ha riguardato i soldati sono ancora visibili, ma bisogna cercare a fondo.

 

LE PIETRE, LA MEMORIA DELLA GUERRA

Mentre osserviamo la flora e la fauna, usciamo lentamente dal sottobosco per andare nuovamente in sella alle nostre bici. Ci dirigiamo sulla parte sinistra del sentiero principale, inoltrandoci in quella che è la parte più selvaggia del bosco. Siamo costretti a fermarci e lasciare le nostre bici, in quanto la vegetazione è talmente tanto folta che ricopre il sentiero. A mani nude decidiamo di farci spazio attraverso la vegetazione, stando attenti a non recar danno alle piante e non rimanere impigliati o punti dalle spine di alcuni alberelli. Il sottobosco è talmente tanto fitto che in breve tempo attorno a noi ci sono solo piante e alberi. Ma è proprio in questa zona del bosco che ci imbattiamo in alcuni tufi, lasciti lì da tantissimi anni. La pietra è coperta da un candidato strato di muschio. Non sono mattoni moderni o blocchi di cemento, ma si tratta proprio di tufo. E allora il pensiero non può che andare a quei soldati che si nascondevano proprio nel bosco, anche per cercare di sfuggire ai bombardamenti aerei. Davanti a noi si para quindi un altro pezzo di storia della frazione, lasciato nella boscaglia. Ce ne sono tantissimi di questi tufi sparsi sul terreno del sottobosco.

La bellezza del bosco Colemi è inebriante, rimaniamo per qualche attimo ancora nella vegetazione, facendo anche le foto a quella casetta abbandonata che doveva essere forse un bar e che è stata distrutta dai vandali nel corso degli anni. Ma non è il tempo di essere tristi, per cui risaliamo in sella alla nostra bici e raggiungiamo la vicina masseria Colemi.

 

DALLA VILLA ALLA MASSERIA

Stiamo per raccontarvi qualcosa di assolutamente spettacolare e poco conosciuto. Tutti conoscono la masseria Colemi a Tuturano, anche perché fino a qualche decennio fa era sede dell'Ente Riforma Fondiaria, di cui ne rimane ancora proprietà. La masseria è un fabbricato che si sviluppa su due piani, con una corte interna abbastanza ampia. Il cancello che si trova davanti all'ingresso del cortile è praticamente sfondato. Siamo riusciti ad entrare nella masseria, ovviamente a nostro rischio e pericolo, per cui vi diciamo già che non è possibile entrare. Prima di ciò però dobbiamo raccontarvi qualcosa.

Negli anni '90, vicino al canale e quindi al confine con il boschetto, venne trovata una epigrafe funeraria di epoca romana, risalente al II secolo d.C. E che riportava il nome del defunto, un certo magistrato di nome M. Achaicus della tribù di Mecia. Sotto l'iscrizione vi era disegnato il sistro della Dea Iside. Si tratta di un culto iniziatico che si diffuse in tutto l'Impero Romano proprio in quei secoli, per cui il soggetto dell'epigrafe doveva quasi sicuramente essere un iniziato. La scoperta è di fondamentale importanza, in quanto ci consente di indagare a fondo sull'area di Colemi. Il culto di Iside nel cristianesimo è stato poi sostituito da quella della Vergine Maria, mamma di Gesù. E infatti non possiamo non notare di come il culto della Madonna a Tuturano sia ben radicato: una bella immagine della Vergine troneggia anche davanti la masseria Colemi, incorniciata da una splendida edicola. Non è quindi escluso che nella zona della frazione sia stato attivo proprio questo culto di origine orientale. Appare anche probabile, cosa peraltro confermata dal ritrovamento di alcuni cocci di ceramica antica in uno dei terreni adiacenti, l'esistenza di una villa di epoca romana proprio vicino la masseria. Le masserie, infatti, nel Salento sorgono spesso vicino a luoghi dove sorgevano antiche ville romane,e le campagne di Tuturano ne sono disseminate. Di cosa? Di ville romane naturalmente, e quindi anche di masserie.

Tra l'altro, secondo quanto si apprende da documenti storici, nella zona occupata dall'attuale masseria Colemi, nel Medioevo doveva sorgere un casale, o meglio un piccolo villaggio. All'interno oggi la masseria risulta in rovina, la parte superiore di un soffitto è praticamente crollata. Con tutta la calma possibile decidiamo di varcare uno degli ingressi laterali della masseria, che risulta sfondata dappertutto.

Il posto è pericoloso. Veniamo subito introdotti al pian terreno, nella zona delle stalle. Rimaniamo comunque a bocca aperta. Il soffitto è formato da volte a crociera che formano un arco sesto acuto. Si vede che l'immobile è molto antico, infatti la masseria attuale risale attorno alla fine del '700. Subito dopo sbuchiamo nel cortile interno, qui ci dirigiamo verso un ingresso dove c'è una scala che porta al piano superiore. Anche qui tutto sfondato, ma tra le rovine, in un passaggio angusto troviamo un'altra scala. I gradini non sono “moderni”, il percorso è tortuoso e la scala ripidissima. In cima vediamo l'azzurro del cielo. Capiamo quindi immediatamente che quella scala porta sul tetto.

Stando attenti a non inciampare decidiamo, prudentemente, di salire uno alla volta. Dalla sommità però ci attende un paesaggio spettacolare.

La vista spazia per decine di chilometri sul territorio intorno a Tuturano. La frazione è lì sullo sfondo a nord, a est dominano le ciminiere della centrale di Cerano mentre l'azzurro del mare ci abbaglia con il suo fascino a chilometri di distanza. Il cielo è limpido. Il sole gioca a nascondino con il fumaiolo di un camino, consentendoci di scattare delle meravigliose foto al bosco Colemi che si osserva in tutta la sua maestosità pochi metri a ovest della masseria. I nostri reporter decidono di restare ancora per qualche minuto, godendosi quel panorama mozzafiato. Purtroppo lo ripetiamo: non fatelo anche voi, entrare nell'immobile è molto pericoloso e in alcuni punti rischia di crollare da un momento all'altro. Correre questo pericolo ci ha però consentito di documentare lo stato dei luoghi in cui versa la masseria, che vuole essere assolutamente recuperata. Lo scopo di questa rassegna, è si quello di illustrare le bellezze di Tuturano, ma anche di documentare via via le condizioni in cui si trovano gli edifici storici, come le masserie, molte delle quali oggi in rovina.

 

ITINERARIO DEI BOSCHI INTORNO A TUTURANO

Come sempre alla fine di ogni puntata della rassegna vi consiglieremo l'itinerario da seguire. Quello che vi proponiamo questo sabato è chiamato “l'itinerario dei boschi” e punta proprio alla scoperta dell'area naturalistica “Bosco Santa Teresa e dei Lucci”, come comprende anche il bosco Preti e Colemi. Per la visita occorre una giornata intera. Meglio scegliere le giornate di primavera, dalla metà di marzo a ottobre, quando le giornate sono più lunghe. Per prima cosa sarebbe meglio visitare il bosco di Santa Teresa, ma bisogna armarsi di pazienza e soprattutto di un bastone per farsi spazio tra la vegetazione. Per raggiungere il bosco bisogna prendere la strada provinciale che conduce a Mesagne e alla rotatoria subito fuori Tuturano prendere il sentiero che si trova sulla sinistra dove vi è scritto Masseria Santa Teresa. Da lì è possibile raggiungere il bosco in pochi minuti. All'interno è bene non allontanarsi molto se non si conosce bene il posto, in quanto è facile perdersi. La visita dell'area permetterà di ammirare specie vegetali e animali anche rari nel Salento. Dopo aver dato un'occhiata al Santa Teresa, possiamo dirigerci verso bosco Colemi. Per farlo prendiamo la strada che costeggia il canale una volta usciti sulla provinciale per Mesagne. Meglio fare il percorso a piedi o in bicicletta. Mentre si procede lentamente la città viene lasciata completamente alla propria sinistra. Seguendo il canale si arriva quindi a bosco Colemi. Qui si possono percorrere, sempre in bici o piedi, i sentieri dell'area verde. Ci si può sostare, fare sport, sempre nel pieno rispetto della natura. L'area naturalistica, in questo periodo, non è esente dal regolamento anti Covid, per cui il consiglio è quello di non generare assembramenti e rispettare le distanze di sicurezza. Il pericolo di contagio da Covid-19 è anche all'aria aperta purtroppo. Da qui si può poi tornare a Tuturano in sicurezza percorrendo la vicina area abitata della zona cosiddetta della “Riforma”. E con il ritorno a Tuturano finisce anche la nostra escursione, e anche la puntata odierna di “Paesaggi tuturanesi”. Ma la rassegna non è altro che agli inizi.

Nella prossima puntata andremo a scoprire un luogo molto particolare: masseria Paticchi. Vi parleremo del campo di concentramento PG85 e di come la popolazione locale aiutava i soldati tenuti prigionieri. Una riconoscenza che ancora oggi è viva nei famigliari di chi ha fatto prigionia nel campo. Una storia di solidarietà e guerra che ha segnato profondamente la comunità tuturanese.

testo e articolo Federico Sanapo

ricerca storica, fonti web (SenzaColonne News)

altre fonti (ricerche archeologiche, archivi documentali)

 

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