Aveva nascosto due micro-cellulari nell'ampolla rettale, ma per un detenuto del carcere di Borgo San Nicola, a Lecce, non è andata bene. La "furbata" è stata scoperta dagli agenti della Polizia Penitenziaria in servizio presso la struttura, dotata di tecnologie all'avanguardia per scovare tali reati, dopo l'introduzione del decreto legge N. 130 del 21 ottobre 2020, che vieta di avere ai detenuti degli apparecchi con i quali comunicare con l'esterno, come appunto in cellulari. Il decreto ha introdotto l'articolo 391 Ter nel Codice di Procedura Penale. Contro tali reati la Penintenziaria ha sempre avuto una certa attenzione, proprio per impedire che le persone finite in prigione potessero intrattenere rapporti con l'esterno anche dal carcere. I polziotti hanno poi trovato il cavetto dei telefonini in un tubo da barba appositamente tagliato alla base e poi ritorto su sè stesso, questo forse al fine di simularne la chiusura originale. Tutto il materiale è stato quindi posto sotto sequestro. Anche per una donna in visita ad un suo convivente non è andata bene. Dalle telecamere di videosorveglianza, il 17 marzo scorso, gli agenti hanno notato strani movimenti tra i due durante un colloquio. Per cui, accorgendosi che qualcosa non andasse per il verso giusto, hanno sottoposto a controllo il detenuto, scoprendo che egli aveva con sè 38,48 grammi di sostanza stupefacente, in particolare droghe del tipo hashish e marijuana. Il detenuto, secondo quanto fanno sapere fonti della Polizia Penitenziaria, aveva nascosto la droga negli indumenti intimi, forse credendo che per via delle norme anti Covid i controlli sarebbero stati meno rigorosi. Anche in questo caso il materiale è stato sequestrato. I controlli sono stati coordinati dal dirigente aggiunto Riccardo Secci.

