Alberto Stasi: «mio padre ha iniziato a morire quando la Cassazione ha riaperto il processo»

«Tornerò davanti alla Corte con la coscienza pulita di chi non ha fatto niente»

pubblicato il 02/02/2014 in Attualità da Angela Menna
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Angela Menna

L’appuntamento è nello studio dell’avvocato, il professor Angelo Giarda. Alberto Stasi arriva con dei fogli arrotolati fra le mani, appunti della sua storia, della sua vita, di questi sei anni e mezzo passati sulla graticola. Li terrà sul tavolo senza aprirli mai. Anche perché conosce ogni riga delle infinite pagine scritte sul caso Garlasco. La fidanzata, Chiara Poggi, fu uccisa la mattina del 13 agosto 2007. L' unico indagato, fu, appunto, Stasi, arrestato e rilasciato dopo quattro giorni, processato e assolto in primo e in secondo grado. Adesso è di nuovo sul banco degli imputati, perché la Cassazione - caso rarissimo dopo una doppia assoluzione - ha deciso di rimandare tutto in Corte d’appello per un nuovo processo. Ancora sotto accusa, ma stavolta a differenza di sempre, Alberto ha voglia di parlare.

«Mio padre si è spento il giorno di Natale. Ho passato la notte del 24 a guardare su uno schermo un numerino che segnava il suo battito cardiaco. Finché è arrivato a zero. Mio padre ha cominciato a morire il giorno in cui la Cassazione ha deciso di riaprire questo processo», ha dichiarato Stasi in un'intervista. «Io sono convinto che la malattia autoimmunitaria che l’ha portato via in pochi giorni, sia legata a tutta la sofferenza e lo stress che ha vissuto in questi anni. Ci sono molti studi scientifici che collegano le malattie a situazioni che una persona ritiene ingiuste e lui era devastato psicologicamente dalle accuse contro di me. Sono assolutamente certo che tutto questo lo abbia fatto ammalare nel fisico, oltre che nello spirito». «Per quanto riguarda il processo, - ha concluso Stasi - gli argomenti contro di me sono sempre gli stessi. Non li ho mai temuti e non c’è ragione di temerli adesso. Sono stato scarcerato da un giudice e sono stato assolto in primo e in secondo grado. Adesso, come le altre volte, torno davanti alla Corte con la coscienza pulita di chi non ha fatto niente. Inoltre, ho in tasca anche l’assoluzione per l’altro processo». 

 

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