Coronavirus: Video killed the virus star. Come l'esposizione mediatica ha finito per confondere le idee sul Covid-19

Il protagonismo dei virologi-star ha complicato la comprensione del coronavirus creando disinformazione

pubblicato il 21/04/2020 in Attualità da Marco Zonetti
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Marco Zonetti

"Il coronavirus sarà ucciso dalle alte temperature"; "Il virus resterà nell'aria creando fasi alterne di contagi"; "Il virus scomparirà completamente nei prossimi mesi"; "L'Italia può stare tranquilla, il coronavirus non arriverà mai"; "Dovremo imparare a convivere con il virus". Queste sono solo alcune delle tante informazioni ammannite agli italiani dai virologi nelle scorse settimane, immediatamente prima e durante l'emergenza covid-19. Assurti improvvisamente a star mediatiche, essi si sono distinti - soprattutto alcuni di loro - per protagonismo televisivo, sostituendo nei talk show i politici e le soubrette (o contenendone gli spazi), portando ciascuno un'opinione distinta tanto da prendersi talvolta a "borsettate" fra loro; opinione - per giunta - spesso in contrasto con quella espressa personalmente qualche tempo prima, finendo per confondere completamente le idee agli spettatori, ai lettori se intervistati sulla carta stampata, e in ultima analisi ai cittadini.

Dalla pandemia all'infodemia il passo è stato brevissimo, e ora - quando si attende con ansia il destino della tanto sognata Fase 2 con relative riaperture delle attività commerciali - non si sa più a chi dare retta. Appesi al filo delle dichiarazioni del virologo star di turno che tuona contro la ripresa di un barlume di vita normale prospettando sciagure o di quello che invece spinge all'ottimismo tout court, le Istituzioni già non esattamente solerti tentennano condannando gli italiani all'incertezza sul loro futuro. Professionale prima ancora che sanitario.

Video killed the virus star, per parafrasare una nota canzone dei Buggles. L'ossessiva esposizione mediatica - specie televisiva - di molti esperti, oltre a compromettere in molti casi l'autorevolezza di un'autorevolissima professione, anziché un aiuto a districarsi nei meandri del panico e dello sconforto per l'emergenza, ha avuto come risultato una paura ancor più radicata e una depressione crescente. Oltre a creare - nell'eterna tradizione della tifoseria tutta italiana - agguerritissime fazioni di fan di questo o quell'altro luminare. Fan che, a loro volta, si trasformano in virologi surrogati scannandosi sui social network, quasi più nefasti dello stesso virus.

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