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Il caos tra Stato e Regioni sulla fase due

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È di questi giorni la notizia del presidente della regione Lombardia, Attilio Fontana, che desidererebbe riaprire in fretta. Dopo poco, però, ha fatto dietro front.

In seguito a questo episodio, il ministro per gli affari regionali, Boccia, ha ammonito Fontana esortandolo a riferirsi al governo se desidera fare proposte. Effettivamente le attività produttive fanno parte di un settore legato allo Stato. Appartiene alle Regioni la competenza “residuale” in materia di industria, commercio e artigianato mentre condivide con lo Stato le competenze legate al commercio estero e al sostegno all’innovazione per i settori produttivi.

La situazione appare complessa e caotica. Ci sono sovrapposizioni tra competenze statali e regionali e spesso non è chiaro a nessuno come muoversi nel modo giusto. Gli esperti di diritto fanno notare che la Consulta ha sottolineato l’inevitabilità di interventi statali anche nelle questioni regionali poiché senza una visione globale, nazionale, gli interventi regionali non possono avere realmente forza.

Ecco che lo Stato cerca di adottare provvedimenti volti al miglioramento del contesto amministrativo e normativo in cui operano le imprese e non dedicarsi in modo specifico ai settori in modo singolo. Questo approccio è utile per evitare conflitti e permettere complementarietà tra Stato e Regioni.

In conclusione, le Regioni possono esprimere, ovviamente, le loro opinioni ma la scelta finale spetta sempre al governo centrale.

 

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